Obbligo di provvedere su istanza di riclassificazione di zona bianca (TAR Sicilia n. 2453 del 11.09.2026)

Principi di diritto (Massima)
Il Comune è tenuto a concludere con provvedimento espresso il procedimento avviato su istanza del privato volta a ottenere la riclassificazione urbanistica di aree divenute zone bianche per decadenza del vincolo espropriativo. L’obbligo di provvedere sussiste anche quando la richiesta non sia suscettibile di accoglimento, dovendo l’Amministrazione motivare congruentemente il diniego. Non assolve l’obbligo l’adozione di un atto soprassessorio, che nulla decide sulla pretesa dell’interessato. Decaduto il vincolo per inutile decorso del quinquennio, non si verifica alcuna reviviscenza della pregressa destinazione e il Comune deve esercitare la propria potestà urbanistica attribuendo all’area una nuova e congrua destinazione.

Il Fatto

Il ricorrente è proprietario di un immobile nel territorio comunale, identificato catastalmente, sul quale insiste un fabbricato già oggetto di condono edilizio ai sensi della legge n. 47/1985 e destinato a locale magazzino, con autorizzazione commerciale per l’esercizio di attività.

Il previgente strumento urbanistico prevedeva su parte dell’area la realizzazione di una strada di circonvallazione. Il relativo provvedimento espropriativo è stato dichiarato illegittimo, con conseguente decadenza del vincolo; l’opera non è più realizzabile e nel 2002 è stato sottoscritto un verbale di bonario componimento per la restituzione dell’area. Ciò nonostante, la destinazione a sede viaria permane nel piano regolatore e il certificato di destinazione urbanistica del 2025 conferma che le particelle ricadono in zona bianca, inedificabile. Il ricorrente ha quindi presentato istanza di riclassificazione, rimasta senza riscontro provvedimentale; il Comune ha replicato con una nota interlocutoria che rinvia alla stesura del PUG. Da qui il ricorso avverso il silenzio dell’Amministrazione.

La Motivazione della Corte

Il Collegio muove dall’orientamento consolidato secondo cui i procedimenti ex artt. 31 e 117 cod. proc. amm. presuppongono un silenzio integrato dal comportamento inerte dell’Amministrazione che si estrinseca nella mancata conclusione, nel termine dovuto, di un procedimento già avviato. L’obbligo di provvedere sussiste ogniqualvolta esigenze di giustizia sostanziale impongano l’adozione di un provvedimento espresso, in ossequio al dovere di buona amministrazione ex art. 97 Cost., e all’autorità non sia affidata una mera facoltà ma una potestà, cioè l’esercizio obbligatorio di un potere.

Quanto alla nota comunale, il Tribunale richiama il principio per cui l’obbligo di agire in via provvedimentale non può ritenersi adempiuto con l’adozione di un atto meramente soprassessorio, che non accoglie né respinge la pretesa. La comunicazione in atti, che rinvia al futuro la richiesta riclassificazione e ammette la carenza di competenze professionali e di risorse finanziarie, è qualificata come soprassessoria. In sua presenza l’interessato può scegliere tra l’azione di annullamento e l’azione avverso il silenzio.

Sul merito, il Collegio ricorda che è illegittimo il silenzio serbato rispetto alla diffida volta a ottenere gli atti necessari a conferire nuova destinazione urbanistica ad aree divenute prive di disciplina per decadenza dei vincoli preordinati all’espropriazione. L’inutile decorso del quinquennio, in difetto di legittima reiterazione, ne comporta la decadenza e l’area si configura come zona bianca. Il proprietario può presentare istanza di nuova destinazione e il Comune è tenuto a esaminarla, motivando congruamente anche l’eventuale diniego. Il ragionamento si collega alla distinzione tra vincoli conformativi, che non decadono al quinquennio, e vincoli espropriativi, la cui decadenza impone di reintegrare la disciplina urbanistica.

Nel caso concreto il Comune non ha contestato la natura di zona bianca delle particelle. Il Tribunale valorizza la portata generale dell’art. 2, comma 1, legge n. 241/1990: le pubbliche amministrazioni concludono il procedimento con provvedimento espresso, la cui motivazione può consistere in un sintetico riferimento al punto di fatto o di diritto ritenuto risolutivo. L’obbligo opera anche in presenza di impedimenti che, ictu oculi, ostino all’accoglimento. Ne deriva la declaratoria di illegittimità dell’inerzia e l’ordine di provvedere entro novanta giorni, con nomina del commissario ad acta per il caso di persistente inottemperanza e condanna del Comune alle spese di giudizio.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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