Improcedibile il ricorso per sopravvenuto difetto di interesse (TAR Campania n. 1005 del 29.05.2025)

Principi di diritto (Massima)
Nel giudizio amministrativo vige il principio dispositivo in senso ampio. A fronte dell’espressa dichiarazione del ricorrente di non avere più interesse alla decisione del gravame, il giudice non può decidere la controversia nel merito, né procedere d’ufficio, né sostituirsi al ricorrente nella valutazione dell’interesse ad agire. Egli può soltanto adottare una pronuncia conforme alla dichiarazione resa, dichiarando l’improcedibilità del ricorso ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. c), cod. proc. amm., per sopravvenuta carenza della condizione dell’azione. La pronuncia è di mero rito e non si proietta al di fuori del giudizio. La declaratoria in rito giustifica la compensazione delle spese tra tutte le parti.

Il Fatto

La società ricorrente, esercente l’attività di trasmissione dell’energia elettrica, ha impugnato il permesso di costruire rilasciato dal Comune per la realizzazione di un fabbricato ad uso residenziale su un fondo gravato da servitù di elettrodotto, costituente rinnovo di un precedente titolo, anch’esso impugnato in via eventuale. Secondo la ricorrente, il manufatto ricadrebbe all’interno della fascia di rispetto dell’elettrodotto, con violazione delle distanze minime previste dal D.M. 21.3.1988.

Si sono costituiti il Comune e la controinteressata. Nelle more, il Comune ha già sospeso il titolo impugnato e la controinteressata ha presentato un nuovo progetto, accolto con successivo provvedimento, che ha escluso la destinazione abitativa del manufatto. All’udienza pubblica la ricorrente ha dichiarato il sopravvenuto difetto di interesse alla decisione di merito.

La Motivazione della Corte

Il Collegio affronta una questione di carattere essenzialmente processuale, incentrata sulla sorte del ricorso a seguito della sopravvenuta caduta dell’interesse. La vicenda cautelare si era già chiusa con la rinuncia all’istanza da parte della ricorrente; determinanti sono state le sopravvenienze medio tempore intervenute, descritte come oggettivamente dirimenti.

Il giudice richiama il principio per cui, di fronte all’espressa dichiarazione del ricorrente di non avere più interesse alla decisione, l’amministrazione della giustizia non può procedere d’ufficio. Il giudizio amministrativo, in difetto di repliche o di diverse richieste ex adverso, è governato dal principio dispositivo: la parte fruisce della piena disponibilità dell’azione fino a che la causa non venga trattenuta in decisione.

Ne consegue che il Collegio può esclusivamente prendere atto della dichiarazione e dichiarare l’improcedibilità del ricorso ex art. 35, comma 1, lett. c), cod. proc. amm. Viene meno, in tal caso, la condizione dell’azione dell’interesse a ricorrere, che confluisce in una pronuncia di stampo meramente processuale.

La Corte valorizza le sopravvenienze intervenute, ritenendo integrati in modo pieno i presupposti per la declaratoria in rito di sopravvenuta carenza di interesse. Il percorso argomentativo si ancora al richiamato precedente del giudice amministrativo di primo grado (T.A.R. Lazio, Roma, sez. V, 11/10/2024, n. 17563).

La conclusione in punto di mero rito conduce infine alla compensazione delle spese di lite tra tutte le parti in causa, con ordine di esecuzione della sentenza da parte dell’autorità amministrativa.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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