Obbligo di riqualificare le zone bianche dopo la decadenza del vincolo (TAR Sicilia n. 1741 del 03.06.2025)

Principi di diritto (Massima)
Una volta intervenuta la decadenza del vincolo espropriativo per mancato rinnovo nel termine legale, l’area interessata diviene zona bianca e sorge in capo al Comune l’obbligo di riqualificazione urbanistica mediante l’adozione di un nuovo strumento di pianificazione. Resta ferma la discrezionalità dell’Amministrazione nella scelta della destinazione, nel rispetto dell’interesse pubblico e delle compatibilità pianificatorie. Il diniego opposto alla diffida con cui il privato solleciti la riqualificazione non è mero atto confermativo del precedente rigetto dell’istanza edificatoria, ma determinazione autonoma e lesiva dell’interesse pretensivo all’esercizio del potere pianificatorio, distinto dalla pretesa edificatoria. La domanda risarcitoria proposta per la mancata riqualificazione richiede la specifica allegazione e prova del danno, non potendosi ricorrere a presunzioni né alla liquidazione equitativa in difetto dei presupposti.

Il Fatto

Il ricorrente, proprietario di un terreno già ricompreso in zona destinata ad attrezzature scolastiche dal piano regolatore generale, presentava istanza di permesso di costruire per una casa singola e due case a schiera. Il Comune rigettava l’istanza sul presupposto della perdurante destinazione urbanistica dell’area. Il privato contestava la decadenza del vincolo espropriativo, non rinnovato da oltre un decennio, e diffidava l’Amministrazione comunale, e in via sostitutiva l’Assessorato regionale, a provvedere alla riqualificazione dell’area.

Il Comune confermava il diniego e non dava seguito alla diffida, richiamando l’art. 9 del d.P.R. n. 380/2001 e l’avvio della revisione del piano urbanistico generale. Il ricorrente impugnava quindi il diniego e il silenzio, chiedendo l’annullamento degli atti e il risarcimento del danno per la compressione del diritto di proprietà.

La Motivazione della Corte

Il Collegio esamina anzitutto l’eccezione di irricevibilità per tardività del ricorso, sollevata dal Comune sul presupposto che gli atti impugnati fossero mere conferme del rigetto dell’istanza edificatoria. L’eccezione è rigettata: il ricorrente non reitera la domanda di titolo edilizio, ma sollecita un distinto intervento di riqualificazione urbanistica, sicché i provvedimenti gravati costituiscono determinazioni nuove e autonome, dotate di propria idoneità lesiva.

Nel merito, il Tribunale richiama l’orientamento secondo cui, venuto meno il vincolo urbanistico-espropriativo, l’Ente locale ha il dovere di adottare tempestivamente gli atti di pianificazione idonei a garantire la nuova destinazione e l’ordinato sviluppo del territorio (T.A.R. Sicilia – Catania, sez. I, n. 1748 del 2015). La mancata adozione di un nuovo strumento urbanistico integra una carenza dell’attività pianificatoria e una lesione della funzione pubblica di governo del territorio (Cons. Stato, sez. IV, n. 3747 del 2018; Cons. Stato, sez. V, n. 624 del 2019). Resta ferma la riserva di discrezionalità nella scelta della destinazione.

La censura è pertanto accolta e i provvedimenti impugnati sono annullati, con effetto conformativo consistente nell’obbligo del Comune di riqualificare l’area interessata.

Quanto alla domanda risarcitoria, il Collegio la rigetta. Non sussiste alcun vincolo espropriativo in via di fatto né una compressione definitiva della proprietà: nella zona bianca trova applicazione l’art. 9 del d.P.R. n. 380/2001, che consente un limitato indice di edificabilità. Il danno, inoltre, deve essere allegato e provato e non presunto, operando pienamente l’art. 2697 cod. civ. anche nel giudizio amministrativo, senza il temperamento del metodo acquisitivo (Cons. Stato, sez. III, n. 7398 del 2021; Cons. Stato, sez. III, n. 6058 del 2021; C.G.A.R.S. n. 295 del 2021). L’allegazione del ricorrente risulta generica e priva di supporto probatorio.

Le spese sono compensate in ragione dell’esito della controversia.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

Riferimenti normativi

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