Controinteressato e onere di notifica; stato legittimo del manufatto su suolo civico (Cons. Stato n. 3744 del 12.05.2026)

Principi di diritto (Massima)
La qualità di controinteressato spetta a chi, oltre a essere nominativamente indicato nel provvedimento o agevolmente individuabile in base a esso, è portatore di un interesse giuridicamente qualificato alla conservazione dell’atto, che gli attribuisce in via diretta una situazione giuridica di vantaggio; non è tale chi subisce effetti solo indiretti e riflessi. L’esercizio di un’attività commerciale postula, al rilascio del titolo e per tutta la sua durata, la regolarità urbanistico-edilizia dei locali in cui si svolge. Le autorizzazioni commerciali e sanitarie rilasciate dal Comune, unitamente alle concessioni e ai rinnovi del canone su area coperta, costituiscono principio di prova dello stato legittimo dell’immobile ex art. 9-bis, comma 1-bis, del d.P.R. n. 380/2001. Il silenzio sulla domanda di accertamento di conformità e la natura demaniale del suolo non fondano di per sé il diniego del permesso di costruire.

Il Fatto

Il Comune appella la sentenza con cui il T.A.R. ha respinto le sue eccezioni preliminari, dichiarato improcedibile il ricorso introduttivo e accolto i motivi aggiunti, annullando il diniego del 9 gennaio 2025 opposto all’istanza di permesso di costruire presentata dalla concessionaria di un terreno comunale su cui sorge un punto di ristoro.

Il diniego si fondava sulla mancata dimostrazione dello stato legittimo dell’immobile, sull’abusività del manufatto e sull’incompatibilità urbanistica e paesaggistica dell’intervento. L’istanza era stata presentata per realizzare un impianto di smaltimento delle acque reflue, resosi necessario dopo il sequestro preventivo disposto in sede penale per scarichi non autorizzati.

La Motivazione della Corte

Il Collegio respinge il primo motivo, con cui il Comune lamenta la mancata notifica del ricorso e dei motivi aggiunti ai presunti controinteressati: Procura della Repubblica, Ente Parco, custode giudiziario e Regione. La doglianza non convince, perché gli atti impugnati promanano solo dal Comune e quei soggetti non hanno la veste di amministrazione da convenire. La qualità di controinteressato richiede un interesse eguale e contrario a quello del ricorrente, che l’atto gli attribuisce in via diretta, non un pregiudizio indiretto e riflesso.

Nel merito, il Consiglio di Stato rileva anzitutto un’intrinseca contraddittorietà nella posizione dell’ente: da un lato il diniego è motivato con l’indisponibilità del compendio sottoposto a sequestro, dall’altro con l’esigenza di impedire gli interventi la cui carenza ha determinato il sequestro, pur essendo l’area in massima parte dissequestrata.

Quanto allo stato legittimo, le plurime autorizzazioni commerciali e sanitarie rilasciate nel tempo dallo stesso Comune hanno implicitamente riconosciuto la risalenza del manufatto e la sua regolarità edilizia. Dal 1984 l’amministrazione ha legittimato la presenza di una struttura almeno entro i mq. 100 concessi in fitto, corrispondente ai “due box” e alla “sede stabile” richiamata nell’autorizzazione del 1985. Il rinnovo della concessione e l’autorizzazione paesaggistica del 2020 per la riqualificazione confermano la medesima linea. Il Collegio richiama la giurisprudenza per cui l’attività commerciale non può prescindere dalla conformità edilizia dei locali (ex plurimis, Sez. VI n. 5616 del 2024; Sez. V n. 3182 del 2024).

La natura demaniale del suolo è argomento fuorviante: il privato può realizzare manufatti su area civica, se assistiti da idoneo titolo, e acquistarne la proprietà superficiaria ex art. 952 c.c. per la durata della concessione. Il richiamo alle previsioni di zona del Piano Regionale Paesistico e del Piano Regolatore Esecutivo è infondato, poiché l’art. 33 delle rispettive norme ammette l’uso turistico, le attrezzature di ristoro e l’utilizzazione ricreativa delle risorse naturali.

L’appello è quindi respinto. Resta salvo il potere del Comune di verificare se la struttura debba essere ricondotta ai mq. 100 dei provvedimenti autorizzatori o a maggiore estensione, esaminando i successivi ordini di introito del canone. Le spese sono compensate per la complessità delle questioni.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

Riferimenti normativi

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