Improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse: la composizione stragiudiziale estingue il giudizio di ottemperanza (TAR Sardegna n. 925 del 18.06.2026)

Principi di diritto (Massima)
La sopravvenuta composizione stragiudiziale della controversia, attestata dalla parte ricorrente in una memoria difensiva con cui dichiara di non avere più interesse alla coltivazione del giudizio, determina la declaratoria di improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. c, cod. proc. amm. La mancata costituzione in giudizio dell’amministrazione intimata esime il Collegio dalla pronuncia sulle spese, ai sensi dell’art. 85, comma 9, cod. proc. amm. L’accordo stragiudiziale che componga integralmente la lite, incluso il capitolo delle spese, priva di utilità la prosecuzione del processo e la decisione nel merito.

Il Fatto

La società ricorrente agiva in ottemperanza avverso l’inerzia dell’Azienda Socio Sanitaria Locale, chiedendo l’esecuzione del giudicato formatosi sul decreto ingiuntivo del Tribunale di Sassari n. 127/2024 del 7 marzo 2024, dichiarato definitivamente esecutivo il 16 gennaio 2026 ai sensi dell’art. 654 cod. proc. civ. L’amministrazione intimata non si costituiva in giudizio.

Nel corso del procedimento, e precisamente in data 10 giugno 2026, la società depositava una memoria difensiva con la quale dava atto di aver composto in via stragiudiziale l’intera controversia, compreso il profilo delle spese, manifestando la volontà di non coltivare ulteriormente il ricorso e chiedendo la declaratoria della sopravvenuta carenza di interesse alla decisione.

La Motivazione della Corte

Il Collegio, preso atto della memoria depositata dalla società ricorrente, ha ritenuto che la composizione stragiudiziale della lite, intervenuta nelle more del giudizio, avesse integralmente satisfatto la pretesa azionata in via di ottemperanza. La cessazione della materia del contendere in senso sostanziale, realizzata dall’accordo tra le parti, ha reso del tutto inutile la prosecuzione del processo, non residuando alcun interesse concreto e attuale alla pronuncia nel merito.

Sul piano processuale, la fattispecie è stata ricondotta allo schema dell’improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse, prevista dall’art. 35, comma 1, lett. c, cod. proc. amm. La norma contempla, infatti, l’ipotesi in cui, nel corso del giudizio, venga meno l’interesse alla decisione, situazione che ricorre quando l’utilità sostanziale perseguita dal ricorrente sia stata comunque conseguita per altra via, anche tramite accordo stragiudiziale.

Né rileva, a diversa conclusione, la circostanza che l’accordo abbia riguardato anche il profilo delle spese di lite: la composizione integrale della controversia, così come dichiarata dalla stessa parte ricorrente, ha privato di ogni residua utilità la pronuncia del giudice dell’ottemperanza. Quanto alle spese del giudizio, la mancata costituzione dell’amministrazione intimata ha esonerato il Collegio da ogni pronuncia al riguardo, in applicazione del principio desumibile dall’art. 85, comma 9, cod. proc. amm.

In definitiva, il Tribunale ha dichiarato il ricorso improcedibile, con nulla per le spese, ordinando l’esecuzione della sentenza da parte dell’autorità amministrativa, secondo la formula di rito.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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