Occupazione sine titulo e scelta tra restituzione e acquisizione ex art 42-bis (TAR Lazio n. 15885 del 12.10.2026)
Principi di diritto (Massima)
Scaduto il termine quinquennale di efficacia dell’occupazione d’urgenza senza che sia intervenuto un legittimo provvedimento di espropriazione, l’occupazione diviene sine titolo e fonte di responsabilità per la pubblica amministrazione. Il proprietario può domandare la condanna dell’ente a far cessare l’occupazione illegittima, con facoltà dell’amministrazione di scegliere tra la restituzione del bene, previa riduzione in pristino, e l’acquisizione mediante un diverso titolo, in primo luogo il provvedimento di cui all’art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001. In caso di acquisizione, sono dovuti l’indennizzo commisurato al valore venale, la maggiorazione del 10% per il danno non patrimoniale e il risarcimento per l’occupazione illegittima nella misura dell’interesse del 5% sul valore venale. La dichiarazione di perenzione di un precedente ricorso è pronuncia di mero rito e non consuma l’azione, salva la maturazione dei termini decadenziali o prescrizionali.
Il Fatto
La ricorrente, divenuta proprietaria esclusiva di alcuni terreni nel territorio comunale, lamentava che il Comune li avesse occupati in forza di una determinazione di occupazione d’urgenza risalente al 2002, finalizzata alla realizzazione di un parcheggio pubblico, senza poi adottare alcun decreto di esproprio. L’occupazione legittima sarebbe cessata il 14.11.2007. Il parcheggio era stato realizzato nel 2003; le aree residue non erano state restituite.
Un precedente ricorso, di contenuto analogo, era stato dichiarato perento. La ricorrente chiedeva quindi l’accertamento dell’illegittimità dell’occupazione e la condanna del Comune ad acquisire le porzioni irreversibilmente trasformate ai sensi dell’art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001, a restituire le aree residue e a corrispondere indennizzo e risarcimento. Il Comune eccepiva l’inammissibilità del ricorso per la perenzione del giudizio precedente e per l’incerta individuazione delle particelle.
La Motivazione della Corte
Il Collegio respinge anzitutto l’eccezione di inammissibilità. La perenzione, rilevata, opera di diritto e comporta l’estinzione del giudizio, ma per il richiamo dell’art. 39 c.p.a. e dell’art. 310 c.p.c. l’estinzione del processo non estingue l’azione. La preclusione alla riproposizione deriva solo dal giudicato sostanziale, non formatosi, o dalla decadenza e dalla prescrizione. Il rilievo vale a maggior ragione perché l’occupazione sine titolo è situazione tuttora perdurante e il Comune non ha dato riscontro alle istanze di regolarizzazione.
Nel merito, il Tribunale ribadisce che, a fronte di un’occupazione divenuta illegittima per la scadenza del termine, il proprietario può domandare il risarcimento per equivalente derivante dall’irreversibile trasformazione ovvero l’indennizzo ex art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001. L’amministrazione ha l’obbligo giuridico di far venir meno l’occupazione senza titolo entro novanta giorni dalla comunicazione della sentenza, adeguando la situazione di fatto a quella di diritto.
Il Collegio delinea una triplice alternativa: la restituzione dei terreni previa riduzione in pristino; un accordo negoziale di trasferimento; l’acquisizione autoritativa ex art. 42-bis, con effetto ex nunc. In quest’ultimo caso sono dovuti l’indennizzo pari al valore venale, la maggiorazione del 10% per il danno non patrimoniale e il risarcimento per l’occupazione illegittima nella misura dell’interesse del 5% sul valore venale.
Quanto alle aree non interessate dall’opera, la notifica del provvedimento di occupazione e l’inclusione del fondo nel compendio dichiarato di pubblica utilità hanno determinato la perdita di disponibilità del bene. La restituzione richiede un formale atto dell’amministrazione, esteriorizzante l’animus derelinquendi, secondo gli artt. 1140 e segg. cod. civ. Per il periodo successivo alla scadenza spetta il risarcimento per perdita del valore d’uso, quantificato equitativamente secondo i criteri del citato art. 42-bis.
Il ricorso è quindi accolto nei termini indicati, con condanna del Comune alle spese di lite.
Nota della Redazione
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