Sequestro preventivo di gazebo difforme: ricorso inammissibile per motivi aspecifici (Cass. pen. Sez. II n. 32994 del 07.09.2026)

Principi di diritto (Massima)
Il ricorso per cassazione avverso le ordinanze emesse in materia di sequestro preventivo è ammesso esclusivamente per violazione di legge, nozione che comprende gli errores in iudicando e in procedendo e i soli vizi di motivazione così radicali da rendere l’apparato argomentativo del tutto mancante o privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza. In sede di riesame il giudice compie una valutazione sommaria del fumus commissi delicti relativo a tutti gli elementi della fattispecie e può rilevare il difetto dell’elemento soggettivo purché emerga ictu oculi. Il travisamento del contenuto di un verbale di sequestro non è deducibile come motivo in questa sede.

Il Fatto

Il Tribunale di Palermo, con ordinanza dell’01.04.2026, aveva rigettato la richiesta di riesame proposta nell’interesse di un indagato avverso il decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Termini Imerese il 09.03.2026, condannando il ricorrente alle spese della procedura incidentale.

Il difensore ha impugnato l’ordinanza in cassazione articolando quattro motivi: insussistenza del fumus con riguardo agli artt. 633 e 639 cod. pen.; violazione degli artt. 6 d.P.R. n. 380/2001 e art. 3 l.r. Sicilia n. 16/2016, in subordine della legge n. 193/2024 e della legge n. 182/2025; difetto del dolo; insussistenza del periculum in mora.

La Motivazione della Corte

La Corte muove dalla regola che delimita il sindacato: contro i provvedimenti cautelari reali il ricorso è ammesso solo per violazione di legge, comprensiva dei vizi di motivazione tanto radicali da rendere l’itinerario logico del giudice incomprensibile. Richiama sul punto Sez. II n. 49739 del 10/10/2023, Sez. II n. 18951 del 14/03/2017 e Sez. III n. 4919 del 14/07/2016.

Il Tribunale aveva operato una valutazione autonoma dei presupposti della misura, dando conto degli elementi indiziari posti a fondamento del fumus con motivazione compiuta e coerente. In particolare, era emerso che le quattro strutture autorizzate presentavano caratteristiche definite sul piano strutturale e funzionale: gazebo non stabilmente infissi al suolo, in alluminio preverniciato, con copertura e tende laterali, funzione di ombreggiamento.

Dal verbale di sopralluogo del 24.02.2026 e dal verbale di sequestro del 06.03.2026 era invece risultata un’unica struttura in tubolari di alluminio, integralmente chiusa, con copertura e chiusura sui quattro lati in PVC, di circa 10 x 4,98 metri e altezza al colmo di 3,44 metri, ritenuta spazio stabile, funzionalmente integrato con l’attività commerciale e destinato ad ampliare la superficie di somministrazione. La difformità rispetto al titolo autorizzativo è stata ancorata alle risultanze processuali.

Quanto al travisamento del verbale di sequestro, la Corte lo ha ritenuto vizio non deducibile. Ha poi ribadito che il giudice del riesame può rilevare il difetto dell’elemento soggettivo solo se emerga ictu oculi, richiamando Sez. III n. 26007 del 05/04/2019 e Sez. II n. 18331 del 22/04/2016; il dolo è stato desunto dalle modalità di realizzazione dell’opera in rapporto al titolo, secondo Sez. II n. 854 del 09/12/2025, senza che fossero dedotti elementi specifici idonei a escluderlo.

Il periculum è stato infine ritenuto integrato dal mantenimento della disponibilità del locale in capo all’indagato, che avrebbe consentito la perdurante utilizzazione commerciale e, trattandosi di superficie chiusa, l’incremento del carico urbanistico in assenza di titolo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna alle spese processuali e al pagamento della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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