Occupazione sine titulo e obbligo di restituzione o acquisizione sanante e risarcimento (TAR Sicilia n. 2592 del 17.07.2024)

Principi di diritto (Massima)
Dopo il definitivo tramonto dell’occupazione acquisitiva, l’Amministrazione che utilizza un immobile in carenza di un valido titolo è tenuta a far cessare l’occupazione sine titulo e ad adeguare la situazione di fatto a quella di diritto, restituendo il bene al legittimo titolare previa eventuale riduzione in pristino, ovvero acquisendolo mediante un valido titolo, in primo luogo ai sensi dell’art. 42 bis d.P.R. n. 327/2001. Il privato ha diritto al risarcimento del danno da occupazione illegittima, che si presume iuris tantum in re ipsa, nei limiti della prescrizione quinquennale, trattandosi di illecito a carattere permanente. Le controversie relative alla determinazione e corresponsione dell’indennizzo ex art. 42 bis d.P.R. n. 327/2001 sono devolute alla giurisdizione del giudice ordinario. Nel giudizio riassunto davanti al giudice amministrativo, le prove raccolte davanti al giudice privo di giurisdizione sono valutabili solo come argomenti di prova.

Il Fatto

Il ricorrente, divenuto proprietario per successione ereditaria di alcuni terreni siti nel territorio comunale, ha agito davanti alla Corte d’Appello per la determinazione giudiziale dell’indennità di espropriazione. Con ordinanza n. 54 del 25.10.2022 la Corte ha rideterminato la somma per il periodo di occupazione legittima, ma ha declinato la giurisdizione in ordine all’indennità e al risarcimento richiesti per l’illecito spossessamento e l’irreversibile trasformazione del bene, in carenza di alcun provvedimento.

Fallita la trattativa stragiudiziale, il ricorrente ha riassunto il giudizio davanti al TAR, chiedendo l’accertamento della responsabilità dell’ente e l’emissione di un provvedimento di acquisizione sanante, oltre alla condanna al pagamento degli indennizzi e risarcimenti. Il Comune si è costituito, eccependo la prescrizione del diritto al risarcimento e l’esistenza di un giudicato sul valore venale del bene fissato dal CTU della Corte d’Appello.

La Motivazione della Corte

Il Collegio affronta anzitutto il tema della legittimazione e della proprietà. L’affermazione di agire in qualità di erede, corroborata dalla dichiarazione di successione, esclude il difetto di legittimazione processuale. Quanto alla titolarità dei beni, il Tribunale rileva essersi formato un giudicato interno sulla proprietà per successione, non avendo il Comune mai contestato in modo specifico la parzialità del diritto, né prodotto documentazione idonea a infirmare le visure catastali.

Quanto all’eccezione di prescrizione, il Collegio richiama la giurisprudenza secondo cui l’occupazione illegittima costituisce illecito a carattere permanente, con la conseguenza che il diritto al risarcimento sorge in ogni momento e il termine quinquennale decorre dalla verificazione del danno. Il richiamo all’art. 2043 cod. civ. vale soltanto a dimensionare il risarcimento per i ratei anteriori di oltre un quinquennio alla data di avvio del giudizio, non a condurre alla reiezione integrale della domanda.

Il Tribunale esclude poi il dedotto giudicato sul valore venale. Nel giudizio riassunto davanti al giudice amministrativo, la disciplina applicabile è quella dell’art. 11, sesto comma, cod. proc. amm.: le prove raccolte davanti al giudice privo di giurisdizione sono valutabili solo come argomenti di prova, e la CTU non diventa vincolante.

Nel merito, il Collegio ordina all’Amministrazione di restituire il bene, previa riduzione in pristino, corrispondendo il risarcimento per l’occupazione illegittima, oppure di acquisirlo ai sensi dell’art. 42 bis d.P.R. n. 327/2001 o ad altro titolo. Il danno da occupazione illegittima è in re ipsa, quale perdita di disponibilità del bene. Il risarcimento consiste negli interessi legali sul valore del bene all’epoca dell’inizio dell’occupazione, oltre rivalutazione e interessi. Il Collegio precisa che ogni questione sul quantum dovuto in caso di acquisizione sanante resta sottratta alla propria giurisdizione, spettando al giudice ordinario.

Il ricorso è quindi accolto, con ordine al Comune di determinarsi tra restituzione, acquisizione sanante o accordo negoziale entro centoventi giorni, e condanna alle spese.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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