Indennizzo da acquisizione sanante parametrato al pregiudizio patrimoniale integrale (Cass. civ. Sez. I n. 23429 del 17.08.2025)

Principi di diritto (Massima)
In tema di acquisizione sanante ex art. 42-bis del d.P.R. n. 327 del 2001, la fattispecie di espropriazione parziale di cui all’art. 33 del medesimo d.P.R. trova applicazione anche quando l’ablazione sia disposta con provvedimento di acquisizione sanante. Ne consegue che il parametro di calcolo del 10% per il pregiudizio non patrimoniale e del 5% annuo per l’indennizzo da occupazione illegittima, previsti dall’art. 42-bis, comma 3, del d.P.R. n. 327 del 2001, non è il solo valore venale della porzione acquisita, ma il pregiudizio patrimoniale complessivamente inteso, comprensivo del depauperamento delle porzioni residue rimaste nella disponibilità del privato. La regola risponde all’esigenza di piena reintegrazione patrimoniale e prevale sul dato letterale della disposizione, che pure richiama il solo “valore venale del bene”.

Il Fatto

I ricorrenti, proprietari di aree sulle quali era stata realizzata un’opera stradale, agivano ex art. 702-bis cod. proc. civ. per ottenere la liquidazione dell’indennizzo conseguente all’acquisizione sanante disposta in favore del Comune. Il TAR Lazio, con una prima pronuncia, aveva condannato l’ente a emanare il provvedimento di acquisizione; una seconda pronuncia, resa in sede di ottemperanza, aveva ordinato l’adozione del decreto ex art. 42-bis d.P.R. n. 327 del 2001. Il commissario ad acta aveva quindi disposto l’acquisizione, liquidando un indennizzo che i proprietari ritenevano insufficiente.

La Corte d’appello di Roma confermava le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, determinando l’indennizzo complessivo in poco più di 366.000 euro, di cui circa 129.000 per valore venale del bene, circa 151.000 per occupazione illegittima, circa 13.000 per pregiudizio non patrimoniale e circa 72.000 per riduzione di valore delle proprietà residue. I proprietari ricorrevano per cassazione.

La Motivazione della Corte

La Corte affronta il primo motivo, con cui si deduce la violazione degli artt. 33 e 42-bis del d.P.R. n. 327/2001. Il quesito riguarda la base di calcolo delle percentuali del 5% e del 10%: se essa coincida con il solo valore venale della porzione acquisita oppure con l’intero pregiudizio patrimoniale, includendo il deprezzamento dei fondi residui.

La Corte muove dalla premessa che l’espropriazione parziale ex art. 33 opera anche in materia di acquisizione sanante. Richiama il proprio recente orientamento (Cass., sez. 1, 15/1/2025, n. 999), secondo cui l’indennizzo ex art. 42-bis deve comprendere la diminuzione del valore economico della porzione rimasta al privato. Le regole dell’art. 33 sono corollario del principio del valore venale: occorre indennizzare l’effettivo pregiudizio, tenendo conto in aumento della perdita di valore del residuo e in diminuzione del vantaggio eventualmente indotto dall’opera.

Il collegio valorizza anche il cenno contenuto nella sentenza interpretativa di rigetto n. 71 del 2015 della Corte costituzionale, ove si osserva che i giudici rimettenti avevano trascurato un’interpretazione adeguatrice del riferimento al “valore venale del bene”.

Sul piano sistematico, la Corte applica i principi dell’espropriazione ordinaria: l’indennità di occupazione legittima, essendo porzione dell’indennità espropriativa, va commisurata all’intero pregiudizio, incluso il depauperamento delle porzioni residue (Cass. Sez. Un. n. 10502 del 2012; Cass. n. 16528 del 2022; Cass. n. 23959 del 2024). Segue, sul piano letterale, che l’art. 42-bis, comma 3, aggancia sia il pregiudizio non patrimoniale sia quello da occupazione senza titolo al “pregiudizio patrimoniale”, che non può prescindere dalla perdita di valore dei fondi residui.

Il primo motivo è accolto. Il secondo motivo, relativo all’omesso esame delle fasce di rispetto stradale, è invece inammissibile: la Corte d’appello, sulla scorta del CTU, ha esaminato e motivatamente disatteso la questione, formulata in termini generici e privi di aggancio a parametri concreti.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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