Controllo finanziario su fondazione culturale: equilibrio di gestione e residui (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 20 del 19.02.2024)
Principi di diritto (Massima)
Il controllo della Corte dei conti sulla gestione finanziaria degli enti sottoposti a vigilanza si conclude con una relazione al Parlamento che accerta la permanenza dell’equilibrio economico-patrimoniale e formula gli inviti a rimuovere le irregolarità rilevate. La Sezione del controllo sugli enti, nel riferire il risultato del controllo eseguito ai sensi dell’art. 7 della legge n. 259 del 1958, valuta la gestione nel suo complesso e non si limita alla verifica della regolarità formale del rendiconto. La mancata adozione di regolamenti interni per il conferimento di incarichi esterni e in materia contrattuale integra un vulnus organizzativo che la Corte è tenuta a segnalare. La permanenza dell’iscrizione dei residui nelle scritture contabili deve essere costantemente verificata, con separazione delle voci dell’avanzo con vincolo di destinazione da quelle a destinazione libera.
Il Fatto
Il controllo riguarda la gestione finanziaria della fondazione culturale per l’esercizio 2021, sottoposta al controllo della Corte in forza del d.P.R. 18 novembre 1975. Il conto consuntivo e le relazioni degli organi di amministrazione e di revisione sono stati trasmessi in adempimento dell’art. 4 della legge n. 259 del 1958.
La Sezione, esaminati gli atti, riferisce alle Presidenze delle due Camere il risultato del controllo sulla gestione, comunicando insieme il conto consuntivo e la relazione deliberata.
La Motivazione della Corte
La Corte ricostruisce anzitutto l’assetto organizzativo dell’ente, soffermandosi sulla struttura degli organi, sul personale in servizio e sul ricorso a consulenze esterne. Rileva che l’ente non si è dotato di un regolamento per la disciplina degli incarichi esterni e che, nel 2021, ha affidato direttamente 18 contratti di consulenza, tutti sotto la soglia dei 40.000 euro, ai sensi dell’art. 36, comma 2, lett. a), del decreto legislativo n. 50 del 2016. Sul punto la Sezione sollecita l’adozione di un regolamento interno attuativo della normativa contrattuale, così come invitava a valutare l’attuazione delle disposizioni statutarie sul Collegio dei partecipanti, organo mai istituito.
Quanto alla gestione finanziaria, la Corte accerta che l’esercizio si chiude con un avanzo di competenza di 9.019 euro e un avanzo economico di 1.806 euro, con un patrimonio netto di oltre 36 milioni e una consistenza di cassa di 2,1 milioni. La situazione economico-patrimoniale si mantiene in equilibrio, in linea con il trend degli ultimi anni. Le entrate correnti diminuiscono di 1.415.349 euro, per il venir meno dei trasferimenti straordinari del Ministero della cultura, non compensati dalla crescita del contributo ordinario.
La Sezione esamina poi la massa dei residui attivi e passivi. I primi registrano un decremento del 65 per cento, attestandosi a 271.768 euro; i secondi decrescono di 716.378 euro, portandosi a 1.193.018 euro. Sul punto la Corte rinnova l’invito all’ente a effettuare una verifica costante della presenza delle condizioni formali e sostanziali che giustifichino la permanenza dell’iscrizione dei residui nelle scritture contabili e la separazione delle voci dell’avanzo con vincolo di destinazione da quelle a destinazione libera.
La Corte rileva inoltre che l’ente non ha ancora adeguato il piano dei conti e il sistema informativo contabile, eliminando le voci del conto economico dedicate agli oneri e proventi straordinari, come previsto dal decreto legislativo n. 139 del 2015 con la novella dell’art. 2425 c.c.
Nel quadro complessivo, la gestione è valutata in equilibrio e non emergono profili di squilibrio finanziario, ma la Sezione formula i richiamati inviti in materia di residui, regolamenti interni e adeguamento contabile.
Nota della Redazione
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