Non contestazione, obblighi informativi e nesso causale nei bond argentini (Cass. civ. n. 21103/2026)

Principi di diritto (Massima)
L’eccezione di prescrizione, sollevata dal convenuto, comporta l’implicita contestazione della ricezione degli atti interruttivi, senza che il debitore abbia l’onere di confutare analiticamente ciascun atto interruttivo allegato dal creditore. L’intermediario finanziario è tenuto a fornire informazioni specifiche e dettagliate sulla natura del prodotto, sui rischi dell’emittente e sulla sua solvibilità, anche in presenza di un investitore con propensione al rischio elevata. L’inosservanza degli obblighi informativi fa sorgere una presunzione di sussistenza del nesso causale tra l’inadempimento e il danno, salva prova contraria dell’intermediario.

Il Fatto

L’investitore acquistò, tra il 1999 e il 2001, quattro operazioni di bond argentini per un prezzo complessivo di € 116.298,26, non rimborsati alla scadenza. Convenne in giudizio l’intermediario, chiedendo la nullità o la risoluzione dei contratti e il risarcimento dei danni, deducendo l’omessa informazione sui profili di vulnerabilità dell’investimento. Il Tribunale respinse la domanda; la Corte d’Appello di Trento, sezione distaccata di Bolzano, accolse il gravame, ritenendo che la banca non avesse provato di aver fornito informazioni specifiche sui rischi dei bond argentini e che l’eccezione di prescrizione sollevata dalla banca fosse infondata per mancata contestazione specifica della ricezione degli atti interruttivi. L’intermediario ha proposto ricorso per cassazione con sei motivi.

La Motivazione della Corte

La Suprema Corte ha accolto il primo motivo, relativo alla prescrizione. La Corte ha affermato che l’eccezione di prescrizione, sollevata dal convenuto, implica di per sé la contestazione della ricezione degli atti interruttivi, senza che il debitore abbia l’onere di esaminare e confutare analiticamente ciascun atto interruttivo allegato dal creditore. La Corte d’appello aveva erroneamente ritenuto che la banca avesse prestato acquiescenza all’allegazione attorea, violando il principio per cui la non contestazione opera solo sui fatti specificamente allegati e non su quelli genericamente dedotti, e che la contestazione può essere implicita quando la difesa si basi su argomenti logicamente incompatibili con la negazione del fatto.

Quanto al terzo motivo (obblighi informativi), la Corte lo ha dichiarato infondato, richiamando il principio per cui l’intermediario deve fornire un’informativa attiva, distinta dalla valutazione di adeguatezza, che ponga l’investitore nelle condizioni di apprezzare i rischi specifici del prodotto, con particolare riferimento alla solvibilità dell’emittente (nel caso, lo Stato argentino). La Corte ha confermato che l’obbligo informativo sussiste anche in presenza di un investitore con propensione al rischio elevata, non essendo l’intermediario esonerato dall’offrire la piena informazione sulla natura, il rendimento e le caratteristiche del titolo. La Corte ha ritenuto corretta la motivazione del giudice di appello, che aveva accertato la mancanza di qualsiasi chiarimento sui concreti elementi di vulnerabilità dell’investimento.

Il quarto motivo (nesso causale) è stato rigettato, poiché la Corte d’appello aveva correttamente applicato il principio per cui l’inosservanza degli obblighi informativi fa sorgere una presunzione di sussistenza del nesso causale tra l’inadempimento e il danno, salva prova contraria dell’intermediario. Il giudice di merito aveva ritenuto, sulla base di una prognosi postuma, che l’investitore, se correttamente informato, non avrebbe acquistato i bond. Il quinto motivo (liquidazione del danno e compensatio lucri cum damno) è stato dichiarato infondato, in quanto la Corte di appello aveva correttamente applicato i criteri della compensatio lucri cum damno, sottraendo dal capitale investito le cedole riscosse e il controvalore dei titoli concambiati, e procedendo alla rivalutazione della differenza. Il secondo e il sesto motivo sono stati dichiarati inammissibili.

Implicazioni Pratiche

  1. Onere di specifica contestazione dei fatti interruttivi: L’avvocato del creditore che eccepisca l’interruzione della prescrizione deve allegare specificamente i singoli atti interruttivi e la loro ricezione; il convenuto che eccepisce la prescrizione non ha l’onere di confutare analiticamente ogni atto interruttivo dedotto, essendo sufficiente l’eccezione di prescrizione per implicare la contestazione della ricezione.
  2. Obblighi informativi attivi e specifici: L’avvocato dell’investitore deve insistere sulla necessità che l’intermediario fornisca informazioni dettagliate e aggiornate sulla solvibilità dell’emittente e sui rischi specifici del prodotto, anche desumibili da rating o indici di valutazione; la mera consegna di documenti standardizzati o la dichiarazione di propensione al rischio non esonerano l’intermediario dall’obbligo di informazione attiva.
  3. Presunzione di nesso causale e prova contraria: L’avvocato dell’investitore deve eccepire che, una volta provato l’inadempimento informativo, si presume il nesso causale tra la carenza informativa e il danno, salva la prova contraria dell’intermediario che dimostri che l’investitore, anche se correttamente informato, avrebbe comunque effettuato l’investimento; tale prova è gravosa e richiede elementi univoci.

Nota della Redazione

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