Principi di diritto (Massima)
In tema di sanzioni Consob per abuso di informazioni privilegiate, il termine di decadenza di 180 giorni per la contestazione dell’addebito decorre dal momento in cui l’accertamento si è tradotto, o si sarebbe potuto tradurre, in un atto di contestazione, dovendosi tener conto della complessità della materia e delle particolarità del caso concreto. Il giudice di merito che ravvisi la decadenza per il solo fatto dell’acquisizione di un singolo elemento probatorio, senza verificare se l’attività istruttoria fosse effettivamente completa e senza esaminare i fatti storici decisivi prospettati dalla Consob a sostegno dell’illecito, incorre in un vizio di motivazione apparente e in un error in iudicando, omettendo il controllo sulla ragionevolezza ex ante dell’indagine amministrativa.
Il Fatto
La Consob inflisse a un avvocato una sanzione amministrativa di € 150.000, l’interdizione per dodici mesi e la confisca del profitto di € 14.752 per abuso di informazioni privilegiate secondario ex art. 187-bis, comma 4, TUF, in relazione all’acquisto di azioni DeLclima, effettuato utilizzando informazioni riservate sul processo competitivo per la cessione della partecipazione di controllo, e per la comunicazione di tali informazioni ad altri due soggetti. Il professionista propose opposizione avanti alla Corte d’Appello di Roma, che accolse la domanda e annullò la delibera, ritenendo la Consob decaduta per la tardiva contestazione, oltre il termine di 180 giorni dall’accertamento, individuato nella data del 19 dicembre 2016, giorno di acquisizione dei tabulati telefonici da cui risultava la presenza del professionista a Roma nell’agosto 2015. Avverso tale decisione, la Consob ha proposto ricorso per cassazione articolato in sei motivi.
La Motivazione della Corte
La Suprema Corte ha accolto i primi tre motivi di ricorso, rilevando che la sentenza impugnata è affetta da nullità per carenza di motivazione e da errore di diritto. La Corte d’appello ha affermato in modo assertivo la decadenza della Consob, senza spiegare perché il 19 dicembre 2016 dovesse costituire il momento finale dell’attività istruttoria, né perché gli ulteriori atti di indagine successivi (in particolare la nota integrativa dello studio legale del 6 ottobre 2017, che chiariva la presenza o meno del professionista in studio nel periodo dell’operazione) fossero superflui. La Cassazione ha richiamato il principio per cui il termine di decadenza non decorre dalla “constatazione” del fatto, ma dal completamento dell’attività istruttoria finalizzata a verificare la sussistenza dell’infrazione, dovendosi valutare la superfluità ex ante dell’indagine, non la sua congruità ex post. La sentenza impugnata, inoltre, ha omesso di esaminare i fatti storici, controversi e decisivi, prospettati dalla Consob a sostegno dell’illecito (tempistica degli acquisti, modalità di esecuzione degli ordini, incoerenza delle giustificazioni addotte, contatti telefonici, vendite sincronizzate), limitandosi a una valutazione atomistica del solo dato relativo alla presenza in Roma. La Corte ha cassato la sentenza, rinviando al giudice di merito affinché ricostruisca compiutamente i fatti, anche mediante un ragionamento presuntivo, e motivi adeguatamente la decisione.
Implicazioni Pratiche
Decorrenza del termine di decadenza: L’avvocato che eccepisca la tardività della contestazione deve verificare che l’attività istruttoria fosse effettivamente completa oltre 180 giorni prima, dimostrando che gli elementi raccolti consentivano già un accertamento compiuto; la mera acquisizione di un singolo documento non è sufficiente a far decorrere il termine se altri atti istruttori, anche se accessori, erano ancora in corso e ragionevolmente necessari.
Valutazione globale della prova presuntiva: In sede di opposizione, l’avvocato dell’incolpato deve contestare la valutazione globale degli indizi, evidenziando eventuali vizi logici nella sintesi complessiva; la Cassazione censura le pronunce che si limitano a un esame atomistico di singoli elementi, trascurando il quadro indiziario complessivo e i fatti decisivi prospettati dall’autorità di vigilanza.
Onere di motivazione sulla tempistica istruttoria: L’avvocato dell’intermediario (o dell’incolpato) deve insistere affinché il giudice di merito espliciti le ragioni per cui ritiene il termine di decadenza maturato o meno, indicando analiticamente la data di completamento dell’istruttoria e valutando la superfluità ex ante delle indagini; la motivazione assertiva che non esamina la complessità del caso concreto integra un vizio di motivazione apparente censurabile in cassazione.
Nota della Redazione
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