Diniego cittadinanza non fondato su assoluzione del familiare cittadino italiano (TAR Lazio n. 14584 del 03.09.2026)

Principi di diritto (Massima)
In materia di concessione della cittadinanza italiana l’Amministrazione, pur godendo di amplissima discrezionalità, deve comunque fornire un’adeguata motivazione della scelta adottata e condurre un’istruttoria completa, sindacabili sotto il profilo dell’inadeguatezza procedimentale, dell’illogicità e dell’arbitrarietà. È illegittimo il diniego fondato su una sentenza di assoluzione per non aver commesso il fatto a carico del familiare convivente dell’istante, allorché l’Amministrazione abbia omesso di valutarne l’esito processuale. È altresì viziato il provvedimento che giustifichi il diniego con l’esigenza di impedire l’estensione ai familiari dei benefici riconosciuti ai parenti del cittadino italiano, quando il familiare sia già in possesso della cittadinanza italiana.

Il Fatto

La ricorrente presentava istanza per la concessione della cittadinanza italiana ai sensi dell’art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91/1992. Con decreto ministeriale del 12 settembre 2024 l’Amministrazione respingeva la domanda, valorizzando la sentenza del Tribunale per i minorenni di Bologna del 12 luglio 2023, emessa nei confronti del figlio convivente della richiedente per violazione dell’art. 624-bis cod. pen..

Avverso il diniego la ricorrente insorgeva deducendo il difetto di istruttoria e di motivazione, nonché la mancata considerazione dell’esito assolutorio del giudizio penale e della circostanza che il figlio fosse già cittadino italiano. Il Ministero dell’Interno resisteva contestando le censure.

La Motivazione della Corte

Il TAR Lazio premette che l’acquisto dello status di cittadino per naturalizzazione costituisce esercizio di un potere di concessione connotato da amplissima discrezionalità, quale esplicazione del potere sovrano dello Stato. Tale discrezionalità, tuttavia, non può trasmodare in arbitrio e impone all’Amministrazione di motivare adeguatamente le proprie scelte, che restano sindacabili per illogicità, contraddittorietà e difetto di istruttoria.

Nel caso di specie, il Collegio rileva in primo luogo che la P.A. ha adottato la determinazione finale senza raccogliere elementi informativi sul contenuto della sentenza, la quale era in realtà una sentenza di assoluzione per non aver commesso il fatto. La stessa relazione difensiva del Ministero qualificava erroneamente come condanna un esito processuale favorevole al familiare, evidenziando un’erronea individuazione di un elemento essenziale della vicenda che ha condizionato negativamente il giudizio prognostico di ottimale inserimento nella comunità nazionale.

La motivazione del diniego risulta inoltre carente per la mancata indicazione delle ragioni per cui la riconducibilità al figlio di una vicenda penale conclusasi con l’assoluzione fosse ritenuta sufficiente a negare lo status, senza alcuna ponderazione delle circostanze del caso concreto, della gravità della vicenda e dell’effettiva pericolosità del familiare. L’Amministrazione avrebbe dovuto procedere a una verifica puntuale degli esiti processuali e a una valutazione completa degli elementi raccolti.

Il Collegio rileva, infine, la fallacia della motivazione laddove il diniego si fonda sull’esigenza di impedire che la concessione della cittadinanza possa recare danno alla comunità nazionale per effetto dell’estensione ai familiari delle previsioni relative ai parenti del cittadino italiano, come l’impossibilità di espulsione di cui all’art. 19, comma 2, lett. c), del d.lgs. n. 286/1998. Tale ragione risulta inspiegabile quando il familiare della cui rettitudine si dubita sia già cittadino italiano, come nel caso di specie, poiché i temuti benefici indiretti si sarebbero comunque già realizzati.

Alla luce delle considerazioni svolte, il ricorso è accolto e il provvedimento impugnato annullato. L’Amministrazione dovrà rideterminarsi sull’istanza con piena salvezza dei propri poteri e sulla base di un’istruttoria completa. Le spese seguono la soccombenza.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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