Riparazione per ingiusta detenzione: colpa grave e motivazione del giudice della riparazione (Cass. pen. Sez. IV n. 3725 del 29.01.2025)

Principi di diritto (Massima)
In tema di riparazione per ingiusta detenzione, il giudice della riparazione valuta in modo autonomo e completo tutti gli elementi probatori disponibili per accertare se l’istante abbia dato o concorso a dare causa alla restrizione della libertà personale con dolo o colpa grave, con particolare riferimento a condotte che rivelino eclatante o macroscopica negligenza, imprudenza o violazione di leggi o regolamenti. La motivazione conseguita, se adeguata e congrua, è incensurabile in sede di legittimità. Il giudizio del giudice della riparazione è distinto da quello del giudice della cognizione: la riparazione non è conseguenza automatica dell’assoluzione. Costituisce colpa grave ostativa all’indennizzo l’utilizzo di frasi in “codice” in conversazioni telefoniche, nonché le frequentazioni ambigue con soggetti coinvolti nel medesimo procedimento, purché consapevoli e non necessitate.

Il Fatto

Il ricorrente propone istanza di indennizzo per ingiusta detenzione in relazione alla sottoposizione alla misura cautelare degli arresti domiciliari per il delitto di estorsione aggravata, dal quale è stato poi assolto per non aver commesso il fatto. La Corte di appello di Catania, con ordinanza del 19.09.2024, rigetta la domanda ritenendo sussistente una condotta gravemente colposa ostativa al riconoscimento del diritto. Il ricorrente impugna il provvedimento in Cassazione deducendo la violazione dell’art. 314 cod. proc. pen., per avere la Corte territoriale fondato la colpa su mere supposizioni, senza confrontarsi con la qualificazione del fatto operata in fase di indagine e con il giudizio di assoluzione.

La Motivazione della Corte

La Sez. IV dichiara il ricorso inammissibile per la genericità e l’aspecificità dei motivi. Il Collegio rileva anzitutto che i passi del ricorso non si confrontano con i luoghi argomentativi individuabili dell’ordinanza impugnata, in particolare laddove il giudice della riparazione spiega che l’indennizzo non è conseguenza automatica dell’assoluzione.

La Corte ribadisce il principio secondo cui il giudice della riparazione, per valutare se chi ha patito la restrizione della libertà vi abbia dato o concorso a darvi causa con dolo o colpa grave, deve apprezzare, in modo autonomo e completo, tutti gli elementi probatori disponibili, fornendo motivazione che, se adeguata e congrua, è incensurabile in sede di legittimità (Sezioni Unite n. 34559 del 2002). L’iter logico-motivazionale del giudice della riparazione è del tutto autonomo rispetto a quello del giudice penale: non si tratta di stabilire se le condotte costituiscano reato, ma se esse si siano poste come fattore condizionante alla produzione dell’evento (Sezioni Unite n. 43 del 1995).

Quanto alla valutazione della colpa grave, la Corte osserva che l’ordinanza impugnata ha puntualmente individuato gli elementi che la integrano, alla luce del quadro indiziario su cui si è fondato il titolo cautelare (Sez. IV n. 41396 del 2016; Sez. IV n. 19180 del 2016). Sono utilizzabili, per dimostrare la colpa ostativa, le dichiarazioni predibattimentali della persona offesa, anche se successivamente non confermate (Sez. IV n. 40281 del 2019).

La Corte conferma che costituisce colpa grave l’uso di frasi in “codice” destinate a occultare un’attività illecita (Sez. IV n. 3374 del 2016), e che le frequentazioni ambigue con soggetti coinvolti nel medesimo procedimento possono integrare comportamento gravemente colposo, purché consapevoli e non necessitate (Sez. IV n. 29550 del 2019; Sez. IV n. 7956 del 2020). Nella fattispecie, la frequentazione con un soggetto poi condannato e il tenore delle conversazioni intercettate appaiono idonei a ingenerare l’apparenza di responsabilità. Da qui l’inammissibilità e la condanna alle spese processuali e al pagamento di euro tremila in favore della cassa delle ammende.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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