Tentata concussione e atto amministrativo competenza seguita alla messa a disposizione (Cass. pen. Sez. 6 n. 11370 del 26.03.2026)

Principi di diritto (Massima)
Nel reato di tentata concussione, l’ultimo atto diretto a commettere il delitto, rilevante ai fini della determinazione della competenza territoriale ex art. 8, comma 4, cod. proc. pen., deve essere individuato nella sua dimensione naturalistica e finalistica, ossia come atto che proietta la condotta dell’agente verso l’obiettivo di coartare la volontà della vittima. Quando la condotta costrittiva si estrinseca nella formulazione di un provvedimento o di una proposta amministrativa a contenuto intimidatorio, l’ultimo atto si identifica nella messa a disposizione dell’atto nella sfera di conoscibilità della persona offesa, e non nel luogo di adozione formale del provvedimento né in quello in cui la vittima ne ha avuto concreta percezione. L’effettiva conoscenza dell’atto e il conseguente stato di soggezione attengono al momento consumativo del reato e restano irrilevanti ai fini del radicamento della competenza.

Il Fatto

Il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Agrigento aveva rimesso alla Corte di cassazione una questione di competenza territoriale, sollevata dai difensori di alcuni imputati. Questi erano chiamati a rispondere, in concorso tra loro, del delitto di tentata concussione per aver abusato delle proprie qualità di dirigenti ENAC, costringendo gli amministratori di una società concessionaria della gestione aeroportuale a cedere in subconcessione la gestione del deposito carburante.

L’ultimo atto della condotta era individuato in una proposta di revoca della concessione, formulata dalla sede ENAC di Roma il 13/12/2021 e comunicata alla società tramite PEC. I difensori ritenevano competente il Tribunale di Roma, luogo di adozione dell’atto; il pubblico ministero sosteneva invece la competenza del Tribunale di Agrigento, luogo in cui le persone offese avevano avuto conoscenza della proposta.

La Motivazione della Corte

La Corte ha preliminarmente scrutinato l’ammissibilità del secondo rinvio pregiudiziale, ritenendolo fondato in quanto la riformulazione del capo di imputazione in termini di unico reato di tentata concussione aveva superato le criticità rilevate in occasione del precedente rinvio.

Nel merito, ha ricordato che la competenza per il delitto tentato si radica nel luogo in cui è stato compiuto l’ultimo atto diretto a commettere il reato. Tale atto va inteso in senso naturalistico e finalistico, ossia come comportamento dell’agente orientato alla realizzazione del delitto, del quale non si è verificato l’evento. Con riguardo alla concussione, la Corte ha escluso che l’effetto costrittivo e lo stato di soggezione della vittima attengano al momento consumativo: al contrario, l’efficacia intimidatoria è coessenziale all’atto abusivo del pubblico ufficiale, che rileva proprio in quanto la vittima sia posta nelle condizioni di percepirne la natura costrittiva. La consumazione richiede invece che alla costrizione segua la promessa o la dazione indebita.

Ne consegue che l’ultimo atto del tentativo di concussione non è la mera adozione formale del provvedimento, ma la sua messa a disposizione della persona offesa, che realizza la proiezione finalistica della condotta verso la coartazione. Nel caso di specie, la proposta di revoca era stata inviata alla PEC della società concessionaria, il cui server era allocato presso la sede di Lampedusa. La Corte ha quindi attribuito rilievo al luogo in cui l’atto era stato reso disponibile nella sfera di conoscibilità delle vittime, irrilevante essendo sia l’effettiva percezione del contenuto, sia il luogo di transito informatico del messaggio.

La Corte ha infine precisato che la circostanza che la proposta fosse indirizzata ai Ministeri e solo per conoscenza alla società non ne attenuava la valenza costrittiva, costituendo anzi la sollecitazione formale agli enti preposti alla revoca il connotato di concretezza dell’atto intimidatorio. Ha dichiarato, pertanto, la competenza del Tribunale di Agrigento.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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