Accesso agli atti tardivo non dilata il termine di impugnazione dell’aggiudicazione (C.G.A.R.S. n. 303 del 24.04.2024)
Principi di diritto (Massima)
Nelle procedure di affidamento dei contratti pubblici l’istanza di accesso agli atti produce la dilazione di quindici giorni del termine di impugnazione dell’aggiudicazione solo se proposta entro quindici giorni dalla comunicazione o dalla pubblicazione del provvedimento. L’istanza tardiva costituisce condotta potenzialmente dilatoria, contraria ai canoni di buona fede e di leale collaborazione di cui all’art. 1, comma 2-bis, legge n. 241/1990, e non impedisce la decorrenza del termine di trenta giorni previsto dall’art. 120, comma 5, cod. proc. amm. Resta ferma la diversa regola per i vizi conoscibili solo attraverso l’ostensione, rispetto ai quali il termine decorre dall’effettiva acquisizione della documentazione. L’onere di diligenza dell’operatore economico assume rilievo dirimente nel bilanciamento tra trasparenza e celerità.
Il Fatto
Una società, seconda classificata in una procedura indetta mediante richiesta di offerta sul MEPA per la concessione quadriennale del servizio di gestione dei parcheggi pubblici a pagamento di un parco archeologico, impugnava davanti al TAR Sicilia l’aggiudicazione disposta in favore della prima classificata. deduceva la nullità dei contratti di avvalimento per genericità e per assenza di corrispettivo, oltre alla mancanza degli impegni delle ausiliarie.
Il TAR accoglieva il ricorso. L’aggiudicataria proponeva appello principale, dolendosi della ritenuta tempestività del ricorso di primo grado; l’amministrazione e il parco proponevano appello incidentale sul medesimo punto. La seconda classificata aveva presentato istanza di accesso il 10 gennaio 2023 e notificato il ricorso il 27 gennaio 2023, tre giorni dopo la ricezione dei documenti.
La Motivazione della Corte
Il Collegio ricostruisce il quadro dei principi unionali e costituzionali, ribadendo che la perentorietà dei termini di decadenza risponde a esigenze di certezza e stabilità dei rapporti pubblicistici. Richiama la Corte di Giustizia (cause C-280/18 e C-54/18) e la Corte costituzionale n. 94 del 2017, secondo cui la sottoposizione dell’azione a termini decadenziali è funzionale alla stabilità degli effetti giuridici.
Il termine per impugnare l’aggiudicazione è di trenta giorni e decorre dalla comunicazione di cui all’art. 76, comma 5, lett. a), d.lgs. n. 50/2016, dalla pubblicazione ai sensi dell’art. 29, comma 1, o comunque dalla conoscenza. Secondo l’Adunanza Plenaria n. 12/2020, l’istanza di accesso comporta dilazione temporale quando i motivi conseguano alla conoscenza dei documenti che completano l’offerta o delle giustificazioni di anomalia, purché proposta nei quindici giorni dalla comunicazione.
Il Collegio aderisce all’orientamento del Consiglio di Stato (Sez. V n. 2736 del 2023, n. 6382 del 2023, n. 10470 del 2022, n. 854 del 2024): l’istanza tempestiva determina una dilazione di quindici giorni, con termine massimo di quarantacinque; l’istanza tardiva non produce alcun beneficio; i comportamenti ostruzionistici dell’amministrazione spostano la decorrenza all’ostensione.
Nel caso concreto l’aggiudicazione è stata comunicata e pubblicata il 15 dicembre 2022, mentre l’istanza di accesso è stata presentata il 10 gennaio 2023, oltre il termine di quindici giorni. Il ricorso di primo grado è dunque irricevibile. Il Collegio ritiene attendibili i dati della Consip sull’avvenuta lettura della comunicazione, qualificando i log di sistema come riproduzioni informatiche ai sensi dell’art. 2712 cod. civ., non validamente disconosciute; richiama sul punto Cass. n. 12794 del 2021 e Cass. n. 3122 del 2015. Accoglie gli appelli e dichiara irricevibile il ricorso, compensando le spese.
Nota della Redazione
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