Sgombero di beni comunali: i presupposti del patrimonio indisponibile (TAR Sardegna n. 894 del 14.10.2025)

Principi di diritto (Massima)
L’ordine di sgombero di immobili comunali, in quanto espressione di un potere autoritativo di autotutela esecutiva, è legittimo solo se ha ad oggetto beni appartenenti al patrimonio indisponibile dell’ente. Tale regime esige due presupposti autonomi: la univoca volontà dell’ente di ascrivere il bene al patrimonio indisponibile (presupposto soggettivo) e la concreta destinazione dello stesso a un pubblico servizio o a un uso di interesse collettivo (presupposto oggettivo). Entrambi devono essere provati dall’amministrazione, sul quale grava il relativo onere istruttorio e motivazionale. La mera destinazione formale a standard nel piano particolareggiato non dimostra il concreto utilizzo collettivo del bene. Il difetto di tali presupposti integra carenza di potere in concreto e determina l’annullabilità del provvedimento, con giurisdizione del giudice amministrativo.

Il Fatto

Il ricorrente assumeva di possedere da decenni, in modo esclusivo e continuativo, alcuni immobili comunali siti nel villaggio Cartiera: aree con box e campi da tennis, un campo da calcio e una ex chiesetta. Il Comune, dopo aver qualificato tali beni come appartenenti al patrimonio indisponibile, ingiungeva lo sgombero ai sensi degli artt. 823 e 826 cod. civ., con avvertimento di esecuzione coattiva con la forza pubblica. Il ricorrente impugnava l’ordinanza deducendo il difetto del presupposto normativo del potere di autotutela.

La Motivazione della Corte

Il Collegio concentra l’analisi sul requisito che legittima l’esercizio del potere di sgombero: l’appartenenza dei beni al regime pubblicistico. L’ordinanza, in quanto espressiva di un potere autoritativo di autotutela, può ritenersi legittima solo se ha ad oggetto beni sottoposti a regime pubblicistico e, dunque, appartenenti almeno al patrimonio indisponibile dell’ente.

Quanto al presupposto soggettivo, la Corte rileva che esso è smentito dalla deliberazione consiliare del 2024 approvativa del Piano di alienazione e valorizzazione degli immobili, ove i beni, identificati per estremi catastali, figurano nell’elenco del patrimonio disponibile. L’eccezione comunale di errore materiale non convince: la contraddittorietà tra la località indicata e gli estremi catastali non prova la sussistenza del presupposto, né il Comune ha precisato quali sarebbero gli esatti estremi dei diversi beni cui riferire l’elenco.

Sul presupposto oggettivo, la Corte ribadisce che grava sull’amministrazione l’onere di dimostrare la concreta destinazione dei beni all’uso della collettività, trattandosi di requisito autonomo rispetto a quello soggettivo (richiamando, tra gli altri, Consiglio di Stato, Sez. IV, n. 513 del 2019 e TAR Campania, Sez. VIII, n. 2620 del 2022). Tale prova manca del tutto per la chiesetta, della cui destinazione pubblicistica il Comune non ha neppure indicato il contenuto, e difetta per i campi sportivi e i box, dei quali si è asserito genericamente l’uso collettivo senza indicazioni precise né mezzi di prova.

Non è sufficiente la destinazione a standard del Piano Particolareggiato del 1962, che è mera destinazione formale e nulla dimostra sul concreto utilizzo dei beni. Lo stesso Comune, adottando l’ordine di sgombero senza indicare tempi e modi dell’illecita occupazione, sembra riconoscere implicitamente il precedente possesso del ricorrente.

Il difetto dei presupposti integra la carenza di potere in concreto, con conseguente annullabilità dell’atto e giurisdizione del giudice amministrativo (richiamando Consiglio di Stato, Sez. IV, n. 5228 del 2015 e Cass. Sez. Un. n. 5097 del 2018). Il ricorso è pertanto accolto, con annullamento degli atti impugnati e compensazione delle spese per la complessità della materia. Il Comune dovrà valutare, con istruttoria più approfondita, se sussistano i presupposti del potere di sgombero o se la tutela debba essere azionata innanzi al giudice ordinario con le ordinarie azioni a difesa della proprietà.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

Riferimenti normativi

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