La decadenza per l’impugnazione dei contratti a termine è eccepibile solo su istanza di parte (Cass. civ. Sez. Lavoro n. 22463 del 30.06.2026)

Principi di diritto (Massima)
La decadenza dall’impugnazione del contratto a termine illegittimo è eccepibile solo su istanza di parte, trattandosi di diritto rimesso alla disponibilità del datore di lavoro, e deve essere proposta nella memoria di costituzione nel rito del lavoro; non è rilevabile d’ufficio dal giudice, né tanto meno nel giudizio di legittimità. L’errata indicazione nella procura alle liti di un ufficio giudiziario diverso da quello presso cui è incardinato il giudizio costituisce un mero errore materiale che non inficia la validità del conferimento, quand’essa rechi il riferimento al «presente giudizio» e sia stata allegata al ricorso. I contratti a termine stipulati da una P.A. per la stabilizzazione di lavoratori socialmente utili non sono esclusi dall’ambito di applicazione dell’Accordo quadro allegato alla Direttiva 1999/70/CE, ma devono essere esaminati dal giudice di merito nel loro concreto svolgimento.

Il Fatto

La Camera di Commercio ricorrente impugnava la sentenza della Corte d’Appello che aveva confermato la decisione di primo grado, la quale aveva dichiarato illegittima la reiterazione di contratti a termine stipulati con alcuni dipendenti, condannando l’amministrazione al risarcimento del danno, parametrato in un’indennità oscillante tra otto e dieci mensilità dell’ultima retribuzione.

Con il ricorso per cassazione, la Camera di Commercio ha dedotto, in primo luogo, la violazione dell’art. 2969 c.c. per il mancato rilievo d’ufficio della decadenza dei lavoratori dall’impugnazione stragiudiziale e giudiziale dei contratti; in secondo luogo, ha contestato la validità della procura alle liti e, da ultimo, ha censurato l’applicazione della normativa nazionale sui contratti a termine, a fronte della causale «regionale» volta alla stabilizzazione di lavoratori già impiegati in progetti socialmente utili.

La Motivazione della Corte

La Corte di Cassazione ha in primo luogo escluso la rilevabilità d’ufficio della decadenza, richiamando il consolidato orientamento per cui essa è eccepibile solo su istanza di parte, essendo un diritto affidato all’esclusiva disponibilità del datore di lavoro (Cass. n. 349/2017, Cass. n. 8443/2020). La giurisprudenza richiamata dalla ricorrente, relativa a fattispecie come la definizione agevolata di carichi tributari o l’art. 69, comma 7, d.lgs. n. 165/2001, riguarda ipotesi di decadenza connotate da risvolti pubblicistici, non assimilabili a quella in esame, dove l’interesse ad impugnare è rimesso alla parte interessata.

Con riferimento alla dedotta invalidità della procura, la Corte ha applicato il principio espresso dalle Sezioni Unite n. 10648/2017, secondo cui l’indicazione di un ufficio giudiziario errato costituisce un mero errore materiale. Tale errore non inficia il valido conferimento della procura, soprattutto quando essa è stata allegata nella stessa busta informatica del ricorso e contiene il riferimento al «presente giudizio» e a ogni atto connesso o dipendente, non avendo impedito di verificarne la provenienza e la tempestività.

Sull’ultimo motivo, la Corte ha condiviso la conclusione della sentenza impugnata, che non ha attribuito rilievo alle finalità politico-sociali dei contratti. Secondo l’orientamento richiamato (Cass. n. 25672/2017), la stipulazione sulla base di norme regionali non esclude l’applicazione dell’Accordo quadro, ma impone al giudice di valutare la causale concreta. La Corte territoriale ha fatto corretta applicazione di tale principio, fondando la propria decisione sulle stesse allegazioni della ricorrente, la quale aveva dedotto che i contratti miravano a far ottenere ai lavoratori un reddito altrimenti non conseguibile. Tale circostanza, non censurata specificamente, dimostra che i contratti, protrattisi per oltre trentasei mesi, si sono concretamente risolti in un mero sostegno reddituale, contrario all’obiettivo dell’Accordo quadro di evitare la precarizzazione del pubblico impiego.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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