Usucapione della servitù di scarico tra abusivismo e apparenza (Cass. civ. Sez. II n. 1923 del 18.01.2024)
Principi di diritto (Massima)
Il vizio di omesso esame di un fatto decisivo, ex art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., ricorre quando il giudice del merito trascuri di considerare una questione oggetto di discussione tra le parti e dotata di carattere decisivo, come la natura abusiva dello scarico fognario su cui si fonda la domanda di usucapione. In tema di servitù usucapibili, il requisito dell’apparenza, richiesto dall’art. 1061 cod. civ. insieme con quello della permanenza, postula una situazione oggettiva di fatto rivelatrice dell’assoggettamento di un fondo ad un altro, mediante opere visibili e inequivocabilmente destinate all’esercizio della servitù. Il giudice del merito è tenuto ad accertare tale requisito, che non può desumersi dalla sola esistenza di tubazioni sotterranee.
Il Fatto
I proprietari di un appartamento in un edificio dichiaravano di aver mantenuto, sin dal 1983, lo scarico fognario del proprio immobile collegato a una tubazione di pertinenza di un fondo adiacente, in forza di un accordo con il comproprietario di quest’ultimo. Dopo la ristrutturazione dell’immobile vicino, le comproprietarie interrompevano arbitrariamente il collegamento, provocando deflusso di liquami.
Gli attori agivano quindi in giudizio per il riconoscimento dell’usucapione del diritto a mantenere lo scarico e per la condanna al ripristino. Le convenute eccepivano l’abusività dell’immobile e dello scarico, oltre alla mancanza dei presupposti dell’usucapione, e chiedevano in via riconvenzionale il risarcimento per infiltrazioni di umidità. Il Tribunale rigettava la domanda attorea e accoglieva quella riconvenzionale; la Corte d’Appello, in riforma, riconosceva l’usucapione della servitù di scarico e ordinava il ripristino. Le soccombenti ricorrevano per cassazione.
La Motivazione della Corte
La Corte esamina congiuntamente i motivi e ritiene fondati il primo e il terzo. Quanto al primo, le ricorrenti deducono l’omesso esame di un fatto decisivo: la Corte territoriale non avrebbe considerato la natura abusiva dello scarico, realizzato in assenza delle prescritte autorizzazioni amministrative, circostanza su cui il primo giudice aveva fondato il rigetto della domanda di usucapione.
Il motivo è accolto. La Suprema Corte rileva che la decisione impugnata ha trascurato del tutto la questione, pur oggetto di discussione tra le parti e indicata dalle ricorrenti nelle sedi processuali prescritte dagli artt. 366, primo comma, n. 6, e 369, secondo comma, n. 4, cod. proc. civ. La decisività emerge dal fatto che il primo giudice aveva rigettato le domande attoree proprio perché era risultato abusivo lo scarico fognario oggetto della domanda di usucapione.
Anche il terzo motivo è fondato. Le ricorrenti censurano la sentenza per violazione dell’art. 1061 cod. civ., per l’assenza di motivazione sull’esistenza di opere visibili e dunque sul requisito dell’apparenza, necessario ai fini dell’acquisto della servitù. La Corte ricorda che il requisito dell’apparenza deve risultare in modo chiaro e inequivoco, senza necessità di particolare ricerca, configurandosi come presenza di segni visibili indicativi del collegamento tra l’esercizio della servitù e le opere permanenti.
Richiamando Cass. n. 1028/1984 e Cass. n. 3695/1989, la Corte ribadisce che tale requisito postula una situazione oggettiva di fatto, rivelatrice dell’assoggettamento di un fondo ad un altro per l’esistenza di opere inequivocabilmente destinate all’esercizio della servitù. Le opere devono essere visibili, ma non necessariamente situate sul fondo servente; nella specie, la decisione impugnata non ha compiuto alcun accertamento sul punto.
Il secondo e il quarto motivo, che investono il profilo della prova degli elementi costitutivi dell’acquisto a titolo originario della servitù, sono dichiarati assorbiti, poiché il giudice del rinvio dovrà riesaminare le difese delle ricorrenti. La sentenza è cassata con rinvio alla Corte d’Appello di Palermo, in diversa composizione, che si uniformerà ai principi di diritto e deciderà anche sulle spese di legittimità.
Nota della Redazione
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