Il dubbio ragionevole deve essere ancorato alle risultanze processuali (Cass. pen. Sez. 2 n. 6153 del 16.02.2026)

Principi di diritto (Massima)
In tema di valutazione della prova indiziaria, il giudice di merito non può limitarsi a una valutazione atomistica degli indizi, ma deve verificarne la certezza e l’intrinseca valenza dimostrativa, per poi procedere a un esame globale degli elementi certi e accertare se la relativa ambiguità, isolatamente considerata, possa risolversi in una visione unitaria. Il dubbio ragionevole di cui all’art. 530, comma 1, cod. proc. pen. deve identificarsi in una ricostruzione non solo astrattamente ipotizzabile, ma ancorata alle risultanze processuali e argomentabile con ragioni verificabili alla stregua del materiale probatorio acquisito. È pertanto illegittima l’assoluzione fondata su ipotesi alternative congetturali, prive di riscontri e mai ventilate dalla difesa, quando il compendio indiziario sia grave, preciso e concordante.

Il Fatto

Il Tribunale di Nuoro assolveva due imputati dal concorso nel reato di cui all’art. 640-ter cod. pen., con formula dubitativa. Secondo l’accusa, gli imputati, intervenendo senza diritto sui dati di una carta Postepay, si procuravano un ingiusto profitto pari a euro 2467, con danno per la vittima. Il giudice di merito riteneva la sussistenza di un quadro indiziario definito “fortemente indiziario”, ma non sufficiente a superare la soglia del ragionevole dubbio, valorizzando alcune ipotesi alternative.

Il Procuratore generale proponeva ricorso per cassazione, deducendo il vizio di motivazione. La sentenza, pur evidenziando indizi chiari e concordanti — quali l’intestazione agli imputati di documenti mai smarriti o sottratti e le ricariche su conti a loro intestati — concludeva per l’assoluzione facendo illogico riferimento a ipotesi alternative prive di riscontri, mai prospettate dalla difesa.

La Motivazione della Corte

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Il Tribunale aveva correttamente evidenziato i singoli elementi indiziari, ma era poi mancata la sintesi valutativa imposta dal principio enunciato dalle Sezioni Unite Mannino (Sez. U, n. 33748 del 2005), che richiede uno scrutinio rigoroso secondo l’art. 192, comma 2, cod. proc. pen. e un esame globale del compendio indiziario. Il giudice di merito aveva invece privilegiato ipotesi ricostruttive alternative, rinunciando al discorso di sintesi verso cui gli indizi convergevano.

La Corte ha escluso che il ricorrente alludesse a un inammissibile ribaltamento dell’onere probatorio. La mancata prospettazione di ricostruzioni alternative da parte della difesa è stata valutata non come elemento di prova, ma come assenza di sollecitazioni idonee a introdurre un ragionevole dubbio e a scardinare conclusioni altrimenti univoche sul piano logico. La natura congetturale delle ipotesi alternative — conti-gioco in uso a terzi o cessione di credenziali a presunti autori di frodi — emergeva dalla loro mancanza di ancoraggio alle risultanze processuali.

Quanto al dubbio ragionevole, la Corte richiama la giurisprudenza delle Sezioni Unite Troise (Sez. U, n. 14800 del 2018), secondo cui il dubbio deve essere non solo astrattamente ipotizzabile, ma la sua plausibilità nel caso concreto deve risultare ancorata alle risultanze processuali e suscettibile di verifica alla stregua del materiale probatorio. Il dubbio del Tribunale era invece solo astrattamente argomentato.

Infine, la Corte ha giudicato non necessaria l’indagine sulla titolarità dell’indirizzo IP, richiamando il principio per cui, in presenza di indizi gravi, precisi e concordanti, è possibile affermare la penale responsabilità anche in mancanza di accertamenti informatici sulla provenienza dei flussi. La sentenza impugnata è stata pertanto annullata con rinvio al Tribunale di Nuoro in diversa composizione.

Nota della Redazione

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