Inutilizzabilità della consulenza tecnica e nullità relativa al litisconsorte pretermesso (Cass. civ. Sez. 2 n. 22087 del 27.06.2026)
Principi di diritto (Massima)
La nullità derivante dalla violazione del principio del contraddittorio nell’acquisizione di una prova è una nullità relativa, posta nell’interesse della parte pretermessa, che può farla valere solo nel suo primo atto di difesa successivo all’integrazione del contraddittorio. La parte regolarmente costituita nel giudizio in cui la prova è stata assunta non ha interesse a eccepire tale nullità e non può invocare l’inutilizzabilità della consulenza tecnica in un diverso e successivo giudizio, ove l’elaborato sia stato acquisito al fine di determinare il valore della controversia per la liquidazione dei compensi professionali.
Il Fatto
Un avvocato otteneva un decreto ingiuntivo per il pagamento dei propri onorari nei confronti di un ex cliente, per l’assistenza prestata in un articolato giudizio di divisione ereditaria e nei successivi gradi di giudizio. Il cliente proponeva opposizione, contestando la determinazione del valore della controversia, ritenuto indeterminabile, e quindi l’applicazione dello scaglione tariffario più elevato utilizzato per la liquidazione della parcella.
Il Tribunale di Spoleto respingeva l’opposizione, ritenendo corretto il valore della quota attribuibile al cliente, come accertato dal consulente tecnico d’ufficio nel giudizio divisorio. Avverso tale decisione, il cliente proponeva ricorso per cassazione con un unico motivo.
La Motivazione della Corte
La Corte di cassazione ha preliminarmente escluso ogni questione di incompatibilità del consigliere che aveva formulato la proposta di definizione accelerata ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., chiamato a far parte del collegio decidente, richiamando il principio delle Sezioni Unite n. 9611 del 2024.
Nel merito, il ricorrente deduceva la violazione dell’art. 115 c.p.c., per aver il giudice di merito fondato la decisione su una consulenza tecnica nulla, in quanto espletata in violazione del contraddittorio per la pretermissione di alcuni litisconsorti necessari. Da tale presunta nullità assoluta, il ricorrente faceva discendere l’inutilizzabilità dell’elaborato e, conseguentemente, la natura indeterminabile del valore della controversia, con applicazione dello scaglione tariffario minimo.
La Suprema Corte ha respinto la censura, chiarendo che la violazione del contraddittorio nell’assunzione di una prova non determina una nullità assoluta, ma una nullità relativa, eccepibile esclusivamente dalla parte pretermessa nel suo primo atto difensivo. Nel caso di specie, il ricorrente era regolarmente costituito nel giudizio divisorio e, pertanto, era privo di interesse a far valere una nullità posta a tutela di altri soggetti. La Corte ha inoltre rilevato che la contestazione del ricorrente nel merito non riguardava l’invalidità della consulenza, ma l’attendibilità della stima per il deterioramento dei beni, profilo non sufficiente a rendere indeterminabile il valore della causa.
Il ricorso è stato pertanto rigettato, con condanna del ricorrente alla rifusione delle spese e, in applicazione dell’art. 96, commi 3 e 4, c.p.c., al pagamento di una somma equitativa in favore della controparte e della Cassa delle ammende, trattandosi di giudizio definito in conformità alla proposta accelerata.
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Nota della Redazione
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