Riforma della sentenza assolutoria in appello e obbligo di rinnovazione istruttoria (Cass. pen. Sez. 5 n. 6520 del 17.02.2026)
Principi di diritto (Massima)
Il giudice d’appello che riformi integralmente una sentenza assolutoria ha l’obbligo di delineare le linee portanti del proprio, alternativo, ragionamento probatorio, confutando specificamente i più rilevanti argomenti della motivazione della prima sentenza. Tale obbligo non è adempiuto laddove la motivazione si limiti a dare conto delle rinnovate acquisizioni probatorie senza rapportarne l’incidenza rispetto al tenore del verdetto di primo grado. Il giudice di appello non può procedere alla riforma in peius di una sentenza assolutoria basandosi sulla mera rivalutazione di perizie e consulenze in atti, ma deve procedere al riascolto degli autori degli elaborati. Le dichiarazioni rese da perito o consulente nel dibattimento, in quanto prove di natura dichiarativa, impongono, ove decisive per la riforma, la rinnovazione dibattimentale, esclusa solo se la relazione scritta sia stata acquisita mediante lettura (Sez. Un. n. 14426 del 2019, Rv. 275112 – 01).
Il Fatto
Il Tribunale aveva assolto l’imputato dalle accuse di furto aggravato e minaccia, ritenendo non provata la natura dell’oggetto prelevato dalla cassaforte e la sussistenza delle condotte minacciose. La Corte d’appello, dopo aver disposto la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale con il nuovo esame di alcuni testimoni, aveva ribaltato l’esito del giudizio, condannando l’imputato con concessione delle circostanze attenuanti generiche e dei benefici di legge.
Avverso tale decisione l’imputato ha proposto ricorso per cassazione, deducendo, tra l’altro, la mancata rinnovazione della testimonianza di un ufficiale di polizia giudiziaria e la mancata valutazione delle conclusioni del consulente tecnico di parte, che aveva escluso il prelievo di banconote sulla base della visione del filmato.
La Motivazione della Corte
Il ricorso è stato ritenuto fondato. La Corte ha premesso che il giudice d’appello, in caso di totale riforma della decisione assolutoria, è gravato da un particolare obbligo motivazionale: deve confrontarsi con le ragioni poste dal primo giudice a sostegno dell’assoluzione e dimostrare perché queste siano incomplete o incoerenti. Nel caso di specie, la sentenza impugnata non ha assolto a tale onere, limitandosi a elencare le nuove acquisizioni probatorie senza valutarne la concreta idoneità a giustificare il ribaltamento del verdetto.
La Corte ha inoltre rilevato che l’omessa considerazione delle conclusioni del consulente di parte — sulle quali il Tribunale aveva fondato l’assoluzione — accentua la carenza motivazionale. Pur non essendo il giudice tenuto a rispondere a ogni rilievo del consulente, la mancata valutazione delle sue conclusioni, decisive nel percorso del primo giudice, integra una violazione dell’onere motivazionale.
Richiamando il principio del giusto processo ex art. 6 CEDU e la sentenza Dan c. Moldavia, la Corte ha ribadito che il giudice d’appello non può riformare una sentenza assolutoria basandosi sulla mera rivalutazione di perizie e consulenze, ma deve procedere al riascolto degli autori degli elaborati. La natura dichiarativa di tali prove impone la rinnovazione, salvo che la relazione scritta non sia stata acquisita tramite lettura.
Infine, la Corte ha evidenziato che il filmato non era stato visionato direttamente ma era stato “filtrato” dall’esame del teste di polizia giudiziaria, il cui riesame era necessario ai sensi dell’art. 603, comma 3-bis, cod. proc. pen. prima del ribaltamento dell’esito assolutorio. La sentenza è stata pertanto annullata con rinvio alla Corte d’appello di Perugia, con conferma del principio per cui la parte civile può far valere le proprie pretese nel giudizio di rinvio.
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Nota della Redazione
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