Cessazione del controllo della Corte dei conti sugli enti a contribuzione statale tenue (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 43 del 04.03.2026)
Principi di diritto (Massima)
La Corte dei conti, in sede di controllo sulla gestione finanziaria degli enti cui è esteso il controllo ai sensi della legge n. 259 del 1958, verifica la sussistenza dei presupposti per la prosecuzione del controllo medesimo. In particolare, ai sensi dell’art. 3 della legge n. 259/1958, la tenuità della contribuzione ordinaria dello Stato costituisce condizione per la dichiarazione di cessazione del controllo sugli enti pubblici, anche quando questi abbiano assunto la natura di enti di diritto privato, come gli enti del terzo settore. Il referto sul risultato del controllo, deliberato a conclusione dell’esame, è comunicato alle Presidenze delle Camere e documenta gli esiti dell’azione di verifica, comprensiva degli aspetti ordinamentali, organizzativi e contabili della gestione.
Il Fatto
L’ANMIL, storicamente ente pubblico trasformato in soggetto di diritto privato e iscritto al Registro unico nazionale del terzo settore, è stata sottoposta al controllo della Corte dei conti in virtù del decreto del Presidente della Repubblica del 20 giugno 1961. Con la determinazione n. 27 del 28 febbraio 2024, la Sezione del controllo sugli enti aveva già rilevato come fossero venute meno le condizioni per la prosecuzione del controllo, stante la esiguità della contribuzione statale. La relazione qui esaminata è stata deliberata per riferire al Parlamento l’esito del controllo sulla gestione dell’ente per gli esercizi 2022 e 2023, prima della formalizzazione della cessazione del controllo, avvenuta con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 giugno 2024.
La Motivazione della Corte
La Corte ricostruisce il quadro ordinamentale dell’ente, evidenziando la sua natura di ente del terzo settore e l’articolazione della sua attività attraverso una rete di soggetti collegati, tra cui il patronato, un centro di assistenza fiscale e una fondazione. L’analisi si concentra sulle dinamiche economiche e patrimoniali, rilevando una situazione di difficile equilibrio finanziario. Il patrimonio netto dell’ente si è ridotto progressivamente nel biennio, passando da circa 41,6 milioni di euro nel 2022 a circa 39,6 milioni nel 2023. Le gestioni annuali hanno chiuso rispettivamente con un disavanzo di circa 805.000 euro e di circa 901.000 euro, evidenziando un peggioramento del risultato d’esercizio.
Il cuore delle criticità è individuato nella struttura patrimoniale. La Corte osserva la contestuale presenza di un elevato ammontare di crediti, in gran parte verso le pubbliche amministrazioni per finanziamenti non ancora erogati, e di debiti significativi, prevalentemente verso il sistema bancario, a fronte di una liquidità modesta. Tale assetto, secondo la Sezione, espone l’ente al rischio di dover coprire le spese correnti con il ricorso oneroso ad anticipazioni bancarie, in ragione dei ritardi nei flussi finanziari pubblici verso gli enti della rete. La relazione cita, sul punto, l’esito favorevole di un contenzioso promosso dal patronato per il mancato versamento di quote, a ulteriore dimostrazione della criticità sistemica dei flussi di cassa.
Ulteriori profili di attenzione riguardano i costi del personale, in flessione nel 2023 anche per il ricorso agli ammortizzatori sociali, e il perdurare di una procedura di liquidazione di una società partecipata, per la quale la Sezione sollecita ogni iniziativa acceleratoria. La Corte ha inoltre escluso che l’ente possa qualificarsi come organismo di diritto pubblico, atteso che la sua fonte di finanziamento prevalente è costituita dalle quote associative e che gli organi sono eletti dal Congresso, non configurandosi un’influenza pubblica dominante tale da assoggettarlo al codice dei contratti pubblici.
In definitiva, la Corte, nell’esprimere le proprie valutazioni conclusive sul biennio in esame, ha dato atto della conclusione del controllo, in coerenza con la determinazione n. 27/2024, e ha formulato raccomandazioni sulla necessità di incrementare le attività di proselitismo e di valutare costantemente l’economicità della partecipazione agli enti della rete. La deliberazione in commento, pertanto, chiude il ciclo di controllo sull’ente, pur dando conto delle persistenti difficoltà di bilancio legate alla natura dei finanziamenti pubblici e dei conseguenti squilibri tra crediti e debiti.
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Nota della Redazione
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