La Corte dei conti sul Documento di Finanza Pubblica 2026: luci e ombre sulle previsioni di crescita e sostenibilità del debito (Corte dei Conti Sez. Riunite contr. n. 10 del 28.04.2026)
Principi di diritto (Massima)
La Corte dei conti, nell’ambito dell’audizione parlamentare sul Documento di Finanza Pubblica, esercita una funzione di controllo e di valutazione delle previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica, evidenziando i rischi e le criticità del quadro programmatico. In tale sede, la Corte ha il compito di segnalare gli scostamenti rispetto ai percorsi di aggiustamento concordati in sede europea (indicatore di spesa netta, saldi strutturali, debito) e di sottolineare l’importanza di una rigorosa selezione delle priorità di spesa e della sostenibilità di lungo periodo del debito, anche in presenza di shock esogeni.
Il Fatto
La Corte dei conti è chiamata a rendere le proprie valutazioni sul Documento di Finanza Pubblica (DFP) 2026, un documento che sostituisce il DEF, previsto nel contesto della rinnovata governance economica europea. L’adozione del DFP avviene nelle more dell’approvazione dei progetti di legge volti a modificare la legge n. 243/2012 e la legge n. 196/2009. Il Parlamento, con una risoluzione, ha impegnato il Governo a trasmettere un documento che contiene previsioni sull’evoluzione della situazione economico-finanziaria internazionale, le previsioni macroeconomiche nazionali, l’andamento dell’indicatore di spesa rilevante e i progressi nell’attuazione del Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029.
L’audizione si inserisce in un contesto di eccezionale incertezza determinato dall’ampliarsi dei conflitti militari, in particolare in Medio Oriente, e dalle conseguenti ricadute sui prezzi delle materie prime energetiche e sul commercio internazionale.
La Motivazione della Corte
La Corte dei conti esamina il quadro macroeconomico, rilevando che le previsioni di crescita per l’Italia sono prudenti ma esposte a rischi al ribasso, legati al perdurare della crisi energetica e alle tensioni commerciali internazionali. In questo scenario, la Corte valuta la tenuta dei conti pubblici, evidenziando come il deficit 2025, pur in calo al 3,1 per cento del Pil, non abbia consentito di uscire dalla procedura di disavanzo eccessivo, rinviando all’esercizio successivo il raggiungimento dell’obiettivo. L’analisi si concentra sulle dinamiche dell’indicatore di spesa netta, che nel 2025 ha registrato una crescita superiore al sentiero raccomandato dal Piano strutturale (+1,9 per cento contro +1,3), determinando un saldo a debito nel conto di controllo, sebbene sotto la soglia di tolleranza. La Corte sottolinea la necessità di una maggiore disclosure sulle determinanti di questo aggregato.
Con riferimento al debito pubblico, la Corte segnala un deterioramento del quadro: il rapporto debito/Pil si è attestato al 137,1 per cento nel 2025, superiore alle attese, e si prevede in aumento al 138,6 per cento nel 2026, per poi scendere solo dal 2027. L’analisi evidenzia come l’aggiustamento stock-flussi, influenzato dall’impatto di cassa dei bonus edilizi, rappresenti una determinante cruciale e come la crescita dell’avanzo primario, pur positiva, non sia sufficiente a compensare gli effetti della bassa crescita e del costo del debito.
Nel commentare le entrate, la Corte osserva come l’aumento del gettito 2025 non sia stato omogeneo e come la pressione fiscale abbia raggiunto il 43,1 per cento del Pil, con una tendenza a stabilizzarsi su livelli elevati. La Corte raccomanda una verifica costante sull’andamento delle imposte dirette e sull’effettivo recupero dell’evasione, distinguendo tra gettito da comportamenti indebiti e quello derivante dall’individuazione di nuove basi imponibili.
Un focus specifico è dedicato al comparto della spesa sanitaria e delle prestazioni sociali, identificati come cruciali per gli equilibri di finanza pubblica. La Corte evidenzia la crescita della spesa pensionistica e per prestazioni sociali, sottolineando l’impatto dell’inflazione sulla rivalutazione dei trattamenti e segnalando le possibili tensioni future. Vengono inoltre criticati i ritardi nell’attuazione del PNRR, in particolare per quanto riguarda le Case di Comunità e gli Ospedali di Comunità. Infine, la Corte rileva come la spesa per investimenti pubblici, dopo la fase espansiva legata al PNRR, sia destinata a ridursi nel biennio 2028-2029, rendendo necessaria una nuova stagione di programmazione per sostenere la crescita.
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Nota della Redazione
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