Controllo Corte dei conti sulla gestione INVALSI: profili critici su esternalizzazioni, organi e adempimenti normativi (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 39 del 18.03.2026)
Principi di diritto (Massima)
La Corte dei conti, nell’esercizio del controllo sulla gestione finanziaria degli enti sovvenzionati dallo Stato, verifica la legittimità, la regolarità e l’economicità dell’azione amministrativa. Il ricorso alla decretazione d’urgenza da parte del Presidente dell’ente è consentito solo in presenza di effettive e comprovate situazioni di necessità, non potendo costituire uno strumento ordinario per eludere le prerogative deliberative del Consiglio di amministrazione. L’affidamento di servizi connessi alle funzioni istituzionali deve rispettare i principi di concorrenza, economicità ed efficacia, risultando illegittimo il reiterato ricorso ai medesimi operatori economici senza una motivazione che giustifichi la deroga al mercato. L’ente è tenuto all’adozione tempestiva di tutti i regolamenti previsti dalla legge, ivi inclusi quelli in materia di whistleblowing, controlli interni e vantaggi economici a terzi, nonché all’implementazione di un sistema di controlli interni strutturato e coordinato.
Il Fatto
L’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI) è un ente di ricerca sottoposto al controllo della Corte dei conti. La Sezione degli enti ha esaminato il rendiconto generale dell’esercizio 2023, unitamente alle relazioni degli organi di amministrazione e di revisione, al fine di riferire al Parlamento sul risultato della gestione finanziaria. Nel periodo considerato, l’ente ha registrato ricavi per circa 25,5 milioni di euro e spese per circa 27 milioni, determinando un disavanzo di competenza. L’istruttoria ha approfondito numerosi profili, tra cui l’organizzazione degli organi, la gestione delle risorse umane, le esternalizzazioni per le prove nazionali e l’attività contrattuale, evidenziando criticità che hanno formato oggetto di specifici rilievi.
La Motivazione della Corte
La Corte, dopo aver ricostruito il quadro normativo di riferimento, ha proceduto all’esame analitico delle diverse aree di gestione dell’istituto, rassegnando rilievi puntuali. In primo luogo, ha censurato il ricorso eccessivo alla facoltà del Presidente di adottare provvedimenti di competenza del Consiglio di amministrazione in via d’urgenza. La Corte ha riscontrato che, su 28 provvedimenti presidenziali, ben 26 riguardavano atti di programmazione e gestione ordinaria, difettando del presupposto dell’urgenza che solo ne avrebbe legittimato l’adozione unilaterale. Tale prassi, a giudizio della Sezione, snatura le funzioni attribuite dallo statuto al Cda.
Quanto alle risorse umane, la Corte ha invitato l’ente a rendere più esplicita la scelta della consistenza della dotazione organica, adeguandola formalmente al piano dei fabbisogni. Ha inoltre evidenziato la distonia tra l’incremento del personale tecnico-amministrativo e la sostanziale stabilità dei ricercatori, che risultano sottorganico, pur essendo la ricerca la mission primaria dell’istituto. È stato altresì rilevato il notevole aumento della spesa per incarichi esterni a consulenti ed esperti, passata da circa 598 mila euro del 2022 a oltre 1 milione di euro nel 2023, auspicando una progressiva riduzione a favore dell’impiego di personale interno.
In relazione all’attività istituzionale, la Corte ha sottolineato come circa il 90 per cento delle risorse stanziate per le aree ricerca dedicate alle prove nazionali sia destinato a remunerare servizi esternalizzati. Pur apprezzando l’avvio di un percorso di internalizzazione di alcune attività, come la correzione di quesiti, ha rilevato il perdurare di affidamenti ai medesimi operatori economici, talvolta unici partecipanti alle gare, con conseguente consolidamento di posizioni di esclusiva e possibili diseconomie. La Sezione ha invitato l’ente a un maggior ricorso alle procedure Consip/MEPA e a valutare la congruità delle scelte di accordo-quadro.
Infine, sono state rilevate diverse inadempienze normative, tra cui la mancata adozione dei regolamenti sui controlli interni, sul whistleblowing, per i vantaggi economici a terzi e per le modalità di conclusione di accordi e convenzioni. La Corte ha inoltre segnalato la necessità di assicurare il monitoraggio e la rendicontazione dei progetti PNRR, riscontrando una discrasia tra le dichiarazioni dell’ente e i dati presenti nelle banche dati, nonché l’inattuazione della disciplina sui tempi di pagamento. Ha infine richiamato l’attenzione sulla scadenza della locazione della sede principale, sollecitando l’adozione di tempestive misure organizzative.
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Nota della Redazione
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