Controllo Corte dei conti sulla gestione finanziaria dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico meridionale per l’esercizio 2022 (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 15 del 17.02.2026)
Principi di diritto (Massima)
La Corte dei conti, in sede di controllo sulla gestione finanziaria di un ente pubblico non economico, verifica la regolarità della tenuta delle scritture contabili e la conformità della prassi amministrativa al quadro normativo di riferimento. È non conforme agli artt. 31, 36, comma 6, e 45, comma 2, del d.P.R. n. 97/2003 la contabilizzazione tra i residui passivi di “impegni di massima” e tra i residui attivi di “accertamenti di massima”, laddove non sia ancora sorta una corrispondente obbligazione giuridica o non sia determinata la concreta quantificazione del credito. Tale prassi incide sulla trasparenza e sull’intellegibilità dei dati contabili e dei saldi di gestione. L’organo di controllo può altresì formulare osservazioni e raccomandazioni in merito alla corresponsione di emolumenti (ad esempio, all’organo di vertice) che presentino profili di criticità rispetto al regime fiscale e retributivo applicato.
Il Fatto
La Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti ha esercitato il controllo sulla gestione finanziaria dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico meridionale (AdSP MAM) per l’esercizio 2022, ai sensi dell’art. 2 della legge n. 259/1958. L’Ente, istituito con d.lgs. n. 169/2016, ha visto ampliare la propria circoscrizione al porto di Termoli nel corso del 2022. L’AdSP MAM risulta destinataria di ingenti finanziamenti nazionali, inclusi fondi del PNRR e del Piano nazionale per gli investimenti complementari (PNC), per un valore complessivo di circa 266,3 milioni di euro, finalizzati alla realizzazione di opere infrastrutturali.
Il controllo ha riguardato l’analisi del rendiconto generale, degli atti di gestione, della pianificazione strategica e dell’attività negoziale, con particolare attenzione alla situazione amministrativa e patrimoniale. La gestione finanziaria dell’esercizio ha registrato un risultato positivo, ma ha evidenziato criticità nella gestione dei residui e in alcune prassi contabili. L’analisi si è estesa anche ad aspetti organizzativi, come la nomina degli organi sociali e le modalità di remunerazione dell’organo di vertice.
La Motivazione della Corte
La Corte, nel valutare la gestione, ha riscontrato un miglioramento dei principali saldi economici e finanziari rispetto all’esercizio precedente, con un avanzo economico di 752.767 euro e un avanzo di amministrazione che sale a 145.139.392 euro. La crescita delle entrate correnti è trainata dai proventi per diritti portuali e dalla ripresa dei traffici post-pandemia. Sul versante delle spese, la Corte ha rilevato una lievitazione dei costi per il personale (+8,82%) dovuta a nuove assunzioni e alla contrattazione integrativa dei dirigenti.
Il nucleo centrale delle criticità concerne la gestione dei residui. La Corte ha censurato la prassi, già segnalata nei precedenti referti, di iscrivere tra i residui passivi “impegni di massima” e tra i residui attivi “accertamenti di massima”. Tali poste, come chiarito dall’Ente, sono create al momento dell’adozione delle determine a contrarre o al ricevimento di finanziamenti, ancorché non sussistano ancora obbligazioni giuridiche perfezionate o crediti determinati. La Corte ha ritenuto tale meccanismo non conforme alle regole di cui agli artt. 31, 36, comma 6, e 45, comma 2, del d.P.R. n. 97/2003, poiché altera la rappresentazione dei saldi, con ricadute sulla trasparenza e sull’intellegibilità dei dati di bilancio. Ha inoltre invitato l’Ente a garantire maggiore chiarezza nell’appostazione dei contributi in conto capitale provenienti dalla soppressa Autorità portuale di Brindisi.
Ulteriori osservazioni hanno riguardato la remunerazione dell’organo di vertice. La Corte ha ribadito le perplessità sulle modalità di corresponsione dell’emolumento, liquidato come compenso da lavoro autonomo e quindi maggiorato dell’IVA a carico dell’Ente. Pur prendendo atto della posizione dell’AdSP, che ha evidenziato come l’onere per IVA sia inferiore a quello per contributi previdenziali e IRAP che si sarebbero resi necessari in un regime da lavoro dipendente, la Sezione ha mantenuto l’osservazione, considerando la fattispecie alla luce dei limiti retributivi e del quadro normativo di riferimento.
Sul piano dell’attività negoziale, la Corte ha rilevato un esteso ricorso a affidamenti diretti, sebbene la normativa dell’epoca ne ampliasse i presupposti. Ha raccomandato di conformare l’attività alle previsioni sulla centralizzazione degli acquisti, valutando con rigore le ragioni impeditive e garantendo il rispetto del principio di rotazione. Infine, ha evidenziato l’uso frequente di proroghe contrattuali per i servizi di interesse generale, sollecitando l’Ente a una programmazione più efficace. In relazione all’attuazione dei progetti finanziati con fondi PNRR/PNC, la delibera ha infine registrato alcuni ritardi, attribuiti dall’Ente alla complessità delle procedure di verifica ambientale (VIA), raccomandando il monitoraggio per il conseguimento degli obiettivi.
Potrebbero interessarti anche
Nota della Redazione
Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.