Controllo Corte dei conti sulla gestione Fintecna 2024 tra liquidazioni e valorizzazione immobiliare (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 86 del 03.06.2026)
Principi di diritto (Massima)
La Corte dei conti riferisce al Parlamento, ai sensi dell’art. 7 della l. 21 marzo 1958, n. 259, il risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria delle società sottoposte al proprio controllo, con le modalità di cui all’art. 12 della medesima legge. Nell’esercizio di tale funzione, la Corte valuta la correttezza e l’efficienza della gestione, evidenziando le criticità emerse, in particolare in materia di processi liquidatori e di valorizzazione degli asset immobiliari. I rilievi e le raccomandazioni formulati dalla Sezione, pur non assumendo carattere sanzionatorio, costituiscono presidi volti ad assicurare la tutela delle risorse pubbliche e l’osservanza dei principi di buona amministrazione.
Il Fatto
Fintecna Spa, società per azioni non quotata inserita nel gruppo Cassa depositi e prestiti e controllata dal Ministero dell’economia e delle finanze, è sottoposta al controllo della Corte dei conti ai sensi dell’art. 12 della legge n. 259 del 1958. La società svolge attività eterogenee, principalmente finalizzate alla gestione di partecipazioni e processi liquidatori, al service e all’assistenza tecnica a favore delle pubbliche amministrazioni, alla gestione immobiliare e alla bonifica ambientale. La Sezione del controllo sugli enti ha esaminato il bilancio di esercizio della società relativo al 2024 e la relativa relazione sulla gestione, redigendo il referto sul risultato del controllo eseguito.
La Motivazione della Corte
La Corte, nel suo referto, ha analizzato i molteplici profili della gestione di Fintecna, concentrandosi sulle aree di maggiore criticità. Con riferimento ai processi liquidatori, ha rilevato un quadro complessivamente positivo in termini di valorizzazione dei patrimoni, con una rivalutazione di circa 291,62 mln rispetto alla consistenza iniziale, ma ha anche evidenziato come alcune procedure siano particolarmente risalenti nel tempo. Per queste, la Sezione invita l’azionista ad adottare “le iniziative ritenute utili ad accelerare e definire” le procedure, con specifico riguardo alle posizioni creditorie e alla dismissione dei beni immobili.
Particolare attenzione è stata dedicata alla gestione immobiliare. La Corte ha espresso riserve sulla congruità del valore stimato e sulla redditività di alcune operazioni di cessione. Inoltre, ha evidenziato con fermezza che, già dal 2021, Fintecna ha immesso in vendita tre immobili strategici a Roma, di valore complessivo superiore a 19 milioni di euro, che risultano “tuttora invenduti e in uno stato di totale e di inammissibile abbandono”. La Sezione ha sottolineato che le condizioni avverse del mercato non dovrebbero impedire di intraprendere azioni, anche diverse dalla vendita, finalizzate a preservare e valorizzare gli asset. Ha quindi raccomandato “che la Società, in un’ottica di ottimizzazione delle risorse patrimoniali e alla luce degli inderogabili obblighi statutari di valorizzazione degli immobili”, si orienti con urgenza verso un diverso miglior utilizzo, anche per fini pubblicistici o in correlazione con Cdp Venture Capital, per prevenire rischi di degrado e di crolli strutturali che inciderebbero sul patrimonio societario.
In merito all’attività di consulenza, il costo complessivo è passato da 3,894 mln nel 2023 a 8,259 mln nel 2024. La Corte ha notato che, con l’atto di approvazione del modello organizzativo ex d.lgs. n. 231 del 2001, non sia stato precisato, per i conferimenti di incarichi esterni, quali regole si debbano rispettare per assicurare il principio di proporzionalità dei compensi rispetto all’oggetto dell’incarico e alla professionalità richiesta, principio riconosciuto dalla giurisprudenza contabile.
Infine, la Corte ha osservato una strategia finanziaria basata su una gestione accentrata della tesoreria e su investimenti in depositi e obbligazioni della Capogruppo, con un rinnovo del deposito di 650 mln per ulteriori 15 anni. Se da un lato tale strategia offre rendimenti fissi e minori rischi, dall’altro, secondo la Sezione, “sottrae risorse all’investimento in attività operative” e appare più focalizzata sulla salvaguardia del patrimonio immobiliare che sulla sua migliore valorizzazione economica, con il rischio di limitare la capacità di crescita della società nel lungo periodo.
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