Rinuncia integrale alla penale contrattuale non ragionevole e danno erariale (Corte dei Conti Sez. giur. Umbria n. 54 del 01.09.2025)
Principi di diritto (Massima)
In tema di responsabilità amministrativa, la rinuncia integrale, in sede transattiva, alla penale contrattuale maturata per il ritardo dell’appaltatore integra danno erariale sotto forma di mancata entrata, ove non risulti assistita dai canoni di ragionevolezza e logicità imposti dall’art. 97 Cost. Il sindacato del giudice contabile, pur non estendendosi al merito della scelta discrezionale di transigere, investe la scelta abdicativa quando la stessa sia priva di qualsiasi valutazione circa la convenienza economica e la possibilità di una riduzione, anziché di una integrale disapplicazione, della penale. Rispondono a titolo di colpa grave il RUP che abbia proposto la disapplicazione integrale e l’amministratore delegato che abbia approvato e sottoscritto l’atto senza il prescritto parere legale e senza congrua motivazione.
Il Fatto
La Procura regionale ha citato in giudizio, per sentirli condannare al risarcimento di un danno complessivo di € 8.122.761,33 in favore di ANAS S.p.A., i soggetti che avevano rivestito ruoli di progettazione, validazione, direzione dei lavori, responsabilità del procedimento e vertice aziendale in relazione all’appalto per il completamento di un tratto stradale. Il danno era articolato in due voci: una prima, pari a € 3.728.388,00, riferita alla carente progettazione e all’incerta conduzione dell’appalto, quantificata in via equitativa ex art. 1226 c.c.; una seconda, pari a € 4.394.373,33, relativa alla disapplicazione integrale della penale per ritardo.
La vicenda traeva origine da una segnalazione dell’ANAC e si concludeva con una transazione del 2019, con cui la stazione appaltante riconosceva all’impresa € 5.592.583,07 a tacitazione delle riserve e rinunciava all’escussione della penale.
La Motivazione della Corte
Il Collegio ha anzitutto respinto le eccezioni di difetto di giurisdizione, richiamando la giurisprudenza delle Sezioni Unite secondo cui il trasferimento del pacchetto azionario non muta la natura sostanziale di ente pubblico di ANAS. Quanto alle transazioni, ha ribadito che il sindacato contabile incontra il limite della scelta discrezionale, ma può vagliare la compatibilità delle scelte con i fini pubblici e sindacare le opzioni abnormi, illogiche o sproporzionate.
Nel merito, la Corte ha rigettato la prima posta di danno. Ha rilevato che una compiuta dimostrazione del nesso causale avrebbe imposto di collegare le condotte contestate alle singole riserve poste a base della transazione; la Procura, invece, ha incentrato l’analisi su fatti dimostrativi di inefficiente gestione ma privi di diretto riscontro nelle riserve. L’esame analitico delle riserve ha escluso che le carenze progettuali siano state debitamente dimostrate, risultando molte criticità ascrivibili a eventi imprevedibili, come la risposta inattesa dei materiali agli scavi.
Quanto alla seconda posta, la Corte ha qualificato come non ragionevole la rinuncia integrale alla penale. Né la Commissione tecnica né i legali interni si erano espressi sulla possibilità di rinunciarvi; il RUP aveva proposto la sola disapplicazione integrale, recependo acriticamente le relazioni del direttore dei lavori e della Commissione di collaudo, che avevano invece prospettato una riduzione. La determina dell’amministratore delegato si è limitata ad affermazioni meramente assertive sulla convenienza economica, senza alcun approfondimento, ed è intervenuta prima del conto finale e del collaudo.
La Corte ha dunque affermato la responsabilità per colpa grave del RUP e dell’amministratore delegato, escludendo quella del direttore dei lavori, estraneo alla decisione transattiva. Ha quantificato il danno in una quota del 10% della penale non escussa, pari a € 439.437,00, con riduzione del 90%, ripartita tra i due convenuti in ragione del rispettivo ruolo.
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Nota della Redazione
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