Gestione finanziaria del Fondo previdenza personale MEF: ripristino patrimoniale e raccomandazioni sugli investimenti (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 2 del 16.01.2026)
Principi di diritto (Massima)
La Corte dei conti, nell’esercizio del controllo sulla gestione finanziaria degli enti cui è esteso il controllo, riferisce al Parlamento il risultato dell’esame del conto consuntivo e della gestione dell’ente. Nell’ambito di tale sindacato, la Corte valuta la regolarità della gestione finanziaria e la conformità all’assetto normativo di riferimento, anche formulando raccomandazioni volte a garantire l’equilibrio di lungo periodo e la sostenibilità delle gestioni previdenziali. La Corte sottolinea la necessità che le operazioni di investimento e disinvestimento del patrimonio mobiliare di un ente di previdenza siano il frutto di una programmazione preventiva, che consideri la ripartizione del rischio e sia costantemente monitorata. Tale attività di vigilanza è funzionale a garantire i rendimenti necessari al mantenimento delle prestazioni istituzionali e all’integrità del patrimonio. La corretta gestione finanziaria implica, altresì, il riaccertamento e il monitoraggio dei residui attivi e passivi di più antica origine, verificandone l’esigibilità.
Il Fatto
Il Fondo di previdenza per il personale del Ministero dell’economia e delle finanze, ente di diritto pubblico sottoposto al controllo della Corte dei conti, ha trasmesso alla Sezione del controllo sugli Enti il conto consuntivo relativo all’esercizio finanziario 2023, unitamente alle relazioni del Presidente e del Collegio dei revisori. La Corte ha quindi proceduto all’esame della gestione finanziaria dell’ente per l’anno considerato.
Il controllo riguarda un ente che gestisce la previdenza integrativa del personale del MEF e delle agenzie fiscali, con un numero di iscritti pari a 49.748 unità al 31 dicembre 2023. La gestione 2023 è caratterizzata da significative operazioni di investimento e disinvestimento del patrimonio mobiliare, finalizzate al suo ripristino e alla sua riallocazione, che hanno inciso profondamente sui risultati di competenza.
La Motivazione della Corte
La Corte di conti ha evidenziato che la gestione 2023 si è chiusa con un disavanzo finanziario di competenza pari a euro 89.066.294, in drastica flessione rispetto all’avanzo di amministrazione dell’esercizio precedente. Tale risultato è stato determinato dalla somma algebrica tra il saldo positivo di parte corrente e il risultato negativo delle partite in conto capitale, causato dalle operazioni di manutenzione del patrimonio mobiliare, comportanti disinvestimenti e reinvestimenti per oltre 400 milioni di euro.
L’analisi ha messo in luce come l’incremento delle spese in conto capitale, pari a oltre 331 milioni di euro, sia riconducibile prevalentemente all’acquisto di titoli finanziari. L’aumento delle entrate in conto capitale, pari a circa 220 milioni di euro, è invece dovuto ai proventi dei disinvestimenti effettuati. La Corte ha rilevato che, a fronte di tale disavanzo, si è determinato un ripristino del patrimonio del Fondo, tornato a un importo superiore al valore registrato nel 2018. Ciò nonostante, la Corte ha raccomandato agli organi di gestione e di controllo di vigilare costantemente sulla redditività degli asset investiti e sulla composizione del portafoglio titoli.
In tema di risultato economico, la Corte ha osservato che l’esercizio si è chiuso con un utile di euro 20.893.040, in flessione rispetto all’esercizio precedente. L’incremento dei costi della produzione è stato ricondotto al notevole aumento degli oneri diversi di gestione, dovuto alle minusvalenze registrate in seguito alla vendita di prodotti finanziari che avevano esaurito la loro redditività. La Corte ha ribadito la necessità che il portafoglio e gli investimenti costituiscano oggetto di una precisa e preventiva programmazione, che tenga conto della ripartizione del rischio e sia costantemente monitorata.
La Corte ha inoltre raccomandato l’adozione di un modello previsionale di medio-lungo termine, da aggiornare periodicamente, per esprimere la capacità del Fondo di far fronte agli impegni assunti nei confronti dei propri iscritti. Tale documento risulterebbe utile per valutare i risultati derivanti dal rapporto tra le regole che sovraintendono agli oneri per prestazioni e le entrate istituzionali, permettendo una programmazione adeguata a garantire la sostenibilità futura della gestione.
Infine, la Corte ha sollecitato un attento monitoraggio e riaccertamento dei residui attivi di più antica origine, pari a circa 92 milioni di euro, e dei residui passivi, in considerazione del rilevante accumulo registrato, verificando l’esigibilità delle poste o la necessità della loro cancellazione.
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Nota della Redazione
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