Certificazione positiva dell’ipotesi di CCNL del comparto autonomo PCM per il triennio 2019-2021 (Corte dei Conti Sez. Riunite contr. n. 1 del 15.01.2026)
Principi di diritto (Massima)
La Corte dei conti, in sede di controllo sui contratti collettivi nazionali del pubblico impiego, certifica l’attendibilità della quantificazione dei costi e la compatibilità dell’ipotesi di accordo con gli strumenti di programmazione e di bilancio, ai sensi dell’art. 47, comma 5, d.lgs. n. 165/2001. La verifica si estende alla corretta individuazione delle risorse stanziate dalla legislazione di bilancio (art. 1, commi 436, 438 e 441, legge n. 145/2018; art. 1, comma 127, legge n. 160/2019; art. 1, comma 959, legge n. 178/2020), nonché alla coerenza delle clausole normative con gli atti di indirizzo ministeriali. L’esito positivo della certificazione non esclude la formulazione di raccomandazioni volte a garantire il rispetto dei vincoli di finanza pubblica e della disciplina sulle progressioni, anche in deroga al titolo di studio richiesto per l’accesso dall’esterno (art. 52, comma 1-bis, d.lgs. n. 165/2001).
Il Fatto
Con deliberazione n. 1/2026/CCN, depositata in segreteria il 15 gennaio 2026, le Sezioni Riunite in sede di controllo della Corte dei conti hanno certificato positivamente l’ipotesi di Contratto collettivo nazionale di lavoro del personale del comparto autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri per il triennio 2019-2021, sottoscritta in data 10 luglio 2025 e trasmessa alla Corte per l’esercizio del controllo di cui all’art. 47, comma 5, d.lgs. n. 165 del 2001.
L’ipotesi, giunta a triennio ampiamente scaduto, è il frutto di una lunga trattativa, che ha richiesto la definizione di una cornice normativa e finanziaria attraverso l’Accordo quadro sulle prerogative sindacali del 2019, la legge di bilancio per il triennio e l’Atto di indirizzo del 16 gennaio 2025. Il parere favorevole del Governo, espresso il 2 ottobre 2025, era stato vincolato al rispetto delle osservazioni del MEF-RGS, recepite nella Relazione tecnico-finanziaria. L’accordo si rivolge a un collettivo di circa 1.782 unità di personale non dirigenziale.
La Motivazione della Corte
La Corte ha preliminarmente ricostruito il quadro delle risorse stanziate dal legislatore per la tornata contrattuale 2019-2021. Per il settore statale, le disponibilità complessive risultano pari a 3.775 milioni di euro a regime, a seguito degli stanziamenti progressivi delle leggi di bilancio 2019, 2020 e 2021. Su tali risorse gravano anche l’anticipazione contrattuale IVC e l’elemento perequativo, il cui riassorbimento produce un beneficio medio per il personale destinatario pari allo 0,29 per cento, con un incremento netto a regime del 3,78 per cento.
Con specifico riferimento al comparto PCM, la delibera verifica che le risorse destinate dall’Atto di indirizzo generano un incremento retributivo medio a regime di 167,10 euro mensili per dipendente, con una parte prevalente destinata alla componente fissa della retribuzione (3,05 per cento) e una quota riservata al trattamento accessorio (0,70 per cento, incluso lo 0,34 per cento per l’indennità di Presidenza). La tavola di raccordo tra oneri e risorse evidenzia una differenza positiva di 0,05 milioni di euro a regime, a conferma della compatibilità finanziaria dell’intesa.
Quanto all’esame degli aspetti normativi, la Corte si è soffermata sull’istituzione di nuovi profili professionali nella categoria A e sull’introduzione dei nuovi parametri retributivi F11 e F12. In proposito, ha recepito l’osservazione del MEF secondo cui l’accesso dall’esterno ai nuovi profili deve avvenire tramite concorso pubblico, con riserva al personale interno non superiore al 50 per cento. Ha inoltre richiamato la necessità di rispettare i requisiti di cui all’art. 52, comma 1-bis, d.lgs. n. 165/2001 in materia di progressioni verticali in deroga al titolo di studio, consentite solo in presenza di maturata esperienza e coerente utilizzo nelle mansioni.
La verifica ha infine riguardato la corretta quantificazione degli oneri delle singole clausole: incrementi tabellari (136,16 euro mensili in tre tranche), incremento dell’indennità di Presidenza (circa 480mila euro), incremento del Fondo unico (490mila euro, oltre allo 0,22 per cento del monte salari 2018 dal 2022) e copertura della clausola sulla malattia. La Corte ha altresì rilevato la coerenza economica del rinnovo, dato che il monte salari del comparto PCM incide in misura inferiore allo 0,08 per cento sul totale dei redditi della PA, anche a regime.
Conseguentemente, constatata la compatibilità economica e finanziaria dell’ipotesi, la Corte ha deliberato di certificare positivamente l’accordo, accompagnando la certificazione con le raccomandazioni contenute nel rapporto del Nucleo tecnico “Costo del lavoro”, e ha ordinato la trasmissione della delibera all’Aran, alla Presidenza del Consiglio dei ministri e al MEF-RGS.
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Nota della Redazione
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