La manovra 2026 tra coperture temporanee e spending review (Corte dei Conti Sez. Riunite contr. n. 20 del 06.11.2025)
Principi di diritto (Massima)
La manovra di finanza pubblica per il triennio 2026-2028 si caratterizza per coperture in larga parte temporanee, giacché gli interventi su banche e assicurazioni consistono prevalentemente in anticipazioni di imposte che gli operatori avrebbero altrimenti versato in esercizi futuri. Ne deriva che, a partire dal 2029, le medesime entrate verranno meno e parte del gettito già acquisito produrrà minori introiti. Il ricorso all’indebitamento cresce progressivamente, dalla quota modesta del primo anno fino a circa un terzo della manovra nel 2028. L’obiettivo della spending review diviene pertanto particolarmente ambizioso, poiché i nuovi tagli si sommano a quelli già disposti nelle precedenti leggi di bilancio. La riduzione della spesa resta una condizione ineludibile per il rientro del debito, ma la sua concreta attuazione richiede una preventiva analisi delle misure su cui operare.
Il Fatto
Le Sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei conti hanno approvato il documento destinato all’audizione presso le Commissioni bilancio riunite del Senato e della Camera sul disegno di legge recante il bilancio di previsione dello Stato per il 2026 e il bilancio pluriennale 2026-2028. Si tratta del primo esame del provvedimento nel suo complesso, propedeutico al giudizio parlamentare.
Il documento non si limita a fotografare i saldi, ma ricostruisce la struttura della manovra, la distribuzione delle risorse tra gli obiettivi, le misure sulle entrate, la spesa previdenziale e sanitaria e gli interventi per gli enti territoriali, offrendo valutazioni di compatibilità con gli equilibri di finanza pubblica.
La Motivazione della Corte
Sul piano delle coperture, la Corte osserva che gli interventi sul settore finanziario hanno carattere temporaneo e non strutturale. La restrizione alla deducibilità delle rettifiche su crediti, il differimento delle deduzioni delle imposte anticipate, i limiti alla compensazione di perdite pregresse ed eccedenze ACE e la parziale indeducibilità degli interessi passivi producono entrate concentrate nel triennio, seguite da minori gettiti negli esercizi successivi. Il tax rate medio del sistema bancario salirebbe oltre il 27 per cento.
La Corte rileva che la rottamazione quinquies limita l’accesso ai soli carichi omessi in base a dichiarazioni presentate, con esclusione degli accertamenti. La rateazione si estende fino a 54 rate bimestrali e il tasso d’interesse sale al 4 per cento. L’introito atteso entro il 2036 è compensato da minori riscossioni ordinarie di importo superiore, con un profilo decennale che registra saldi negativi nei primi anni.
In materia previdenziale, la mancata riproposizione di Quota 103 e di Opzione donna viene valutata positivamente come passo verso un sistema con meno eccezioni. La conferma dell’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita, con esclusione dei lavoratori addetti a mansioni usuranti e gravose, ridà certezza al quadro. La riduzione dei tempi di liquidazione del TFS/TFR da dodici a nove mesi è giudicata condivisibile ma insufficiente rispetto ai rilievi della Corte costituzionale.
La Corte segnala poi che la modifica della franchigia della prima casa e della scala di equivalenza dell’ISEE amplia la platea di cinque prestazioni sociali con incremento di spesa stimato in circa 500 milioni annui nel decennio. Sul versante sanitario, il nuovo tetto alla spesa farmaceutica per acquisti diretti comporterebbe un costo aggiuntivo a carico dei bilanci regionali.
Il documento sottolinea infine che i tagli disposti dall’articolo 129 crescono a oltre 7 miliardi per esercizio nel triennio e incidono soprattutto su pochi Ministeri. La Corte richiama l’esigenza che le misure di revisione siano precedute da un’analisi delle ragioni e dell’efficacia degli interventi su cui operare.
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Nota della Redazione
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