Deducibilità fiscale costi servizi intercompany (Cass. civ., Sez. Trib. n. 1924 del 15.01.2024)
Principi di diritto (Massima)
In materia di imposte sui redditi, i costi sostenuti per servizi intercompany sono deducibili solo se rispondono ai criteri di inerenza e effettività. L’inerenza richiede che il servizio abbia una concreta utilità per l’attività dell’impresa; la mera contabilizzazione del costo non ne dimostra la natura. Il corrispettivo pattuito, inoltre, deve essere congruo rispetto al valore di mercato, pena la disconoscibilità della componente eccedente. La prova dell’effettiva esecuzione del servizio grava sul contribuente.
Il Fatto
La controversia trae origine da un accertamento con il quale l’Amministrazione finanziaria aveva recuperato a tassazione i costi sostenuti dalla società per prestazioni di servizi rese da una controllata estera. Il fisco contestava il difetto di effettività dei servizi e, in via subordinata, l’incongruità del corrispettivo. Il ricorso della società era stato respinto in primo grado; la Commissione tributaria regionale, invece, aveva accolto l’appello, ritenendo sufficiente la documentazione contabile prodotta. L’Amministrazione ha quindi proposto ricorso per cassazione.
La Motivazione della Corte
La Corte di cassazione ha cassato la decisione di secondo grado, enunciando i principi che regolano la deducibilità dei costi infragruppo. Ha innanzitutto ribadito che il requisito dell’inerenza deve essere verificato in concreto, non potendosi presumere dalla mera esistenza di un rapporto contrattuale tra società del gruppo. La documentazione contabile, se necessaria, non è comunque sufficiente: occorre provare che il servizio sia stato effettivamente reso e che abbia prodotto una reale utilità per la società.
In secondo luogo, la Corte ha affermato che la valutazione di congruità del corrispettivo deve essere effettuata secondo il criterio del valore normale. L’eventuale eccedenza rispetto a tale valore non è deducibile, in quanto priva di inerenza qualitativa. La Corte ha precisato che il giudice di merito deve accertare se esista una corrispondenza tra il costo sostenuto e il valore dei servizi rendicontati.
La decisione introduce un criterio di rigore nell’esame dei costi intercompany, in linea con i principi di trasparenza e di tutela della capacità contributiva. La mera contabilizzazione dei costi non è sufficiente a garantire la loro deducibilità. Pertanto, la Cassazione ha rinviato alla Commissione tributaria regionale per un nuovo esame, in applicazione dei principi di diritto sopra enunciati.
Nota della Redazione
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