Il COSAP è dovuto per l’occupazione del suolo pubblico tramite griglie di areazione del sottosuolo e il relativo credito è soggetto a prescrizione decennale (Cass. civ. Sez. 2 n. 15136 del 19.05.2026)
Principi di diritto (Massima)
Il canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (COSAP), istituito dall’art. 63 del d.lgs. n. 446/1997, è dovuto anche in caso di apposizione, su area destinata a pubblico transito, di griglie e intercapedini installate per fornire aria e luce a un edificio privato. Presupposto del canone è l’uso particolare o eccezionale che il singolo fa del bene pubblico, mentre non rileva l’inclusione dei manufatti nel progetto edilizio assentito con permesso di costruire. Il diritto alla corresponsione del COSAP, trovando titolo in diversi e specifici provvedimenti concessori e non in un rapporto unitario, non è assimilabile al credito locatizio e non soggiace alla prescrizione quinquennale di cui all’art. 2948 c.c., ma a quella ordinaria decennale ex art. 2946 c.c.
Il Fatto
Un condominio, concessionario del sottosuolo di una piazza comunale per la realizzazione di un autosilo, aveva installato sul piano di calpestio stradale delle griglie di areazione al servizio dei locali interrati. Il Comune aveva preteso il pagamento del COSAP per l’occupazione del suolo pubblico determinata da tali manufatti.
Il Tribunale aveva accertato la non debenza del canone per le annualità 2006 e 2007 per intervenuta prescrizione quinquennale, mentre la Corte d’Appello, riformando la decisione, aveva ritenuto il canone dovuto anche per tali annualità, non essendo applicabile il termine breve. Il condominio ricorreva per cassazione contestando, in primo luogo, che la concessione del sottosuolo comprendesse anche l’uso del soprasuolo e che il corrispettivo versato assorbisse ogni altro onere; in secondo luogo, la natura di occupazione rilevante ai fini del tributo; infine, il termine prescrizionale applicabile.
La Motivazione della Corte
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarando infondate tutte le censure. In primo luogo, i giudici di legittimità hanno richiamato il principio, già affermato da Cass. Sez. 1, n. 32410 del 2023, secondo cui il COSAP è dovuto in caso di apposizione di griglie e intercapedini su area destinata a pubblico transito, in quanto presupposto del canone è l’utilizzazione particolare del bene pubblico da parte del singolo, a nulla rilevando l’inclusione dei manufatti nel progetto edilizio assentito.
La Corte ha chiarito che il COSAP è ontologicamente diverso dalla tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, configurandosi come corrispettivo di una concessione, reale o presunta, dell’uso esclusivo o speciale di beni pubblici. Ne consegue che è dovuto non in base alla limitazione dell’uso collettivo del suolo, ma in relazione all’utilizzazione particolare che il singolo trae dal bene. Nel caso di specie, l’installazione delle griglie realizzava una sottrazione della superficie all’uso pubblico, integrando il presupposto impositivo.
Quanto al rapporto tra la convenzione di concessione e il tributo, la Suprema Corte ha escluso che il corrispettivo versato per il godimento del sottosuolo potesse assorbire il canone, atteso che la concessione aveva ad oggetto esclusivamente il sottosuolo e nessuna clausola prevedeva una correlazione tra il canone concessorio e l’occupazione del suolo con le griglie. L’obbligazione di corrispondere il canone, trovando la sua fonte nell’occupazione del demanio, non può essere oggetto di rinuncia né ampliata l’interpretazione della convenzione fino a ricomprendere un’esenzione non espressamente prevista.
In ordine alla prescrizione, la Corte ha richiamato il principio di Cass. Sez. 3, n. 3710 del 2019, confermato da Cass. n. 17182 del 2025, secondo cui il credito per COSAP non soggiace alla prescrizione breve di cui all’art. 2948 c.c., non essendo assimilabile a un canone locatizio, poiché trova titolo in diversi e specifici provvedimenti concessori, ciascuno con un proprio canone commisurato. Il credito è pertanto soggetto alla prescrizione ordinaria decennale.
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Nota della Redazione
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