Cittadinanza iure sanguinis: interesse ad agire anche senza domanda amministrativa (Cass. civ. n. 13818/2026)
Principi di diritto (Massima)
Nell’azione di accertamento dello status di cittadino italiano iure sanguinis, l’interesse ad agire sussiste non soltanto quando l’Amministrazione abbia negato o ritardato il riconoscimento, ma anche quando impedimenti, difficoltà o lungaggini amministrative rendano impossibile persino presentare la relativa istanza.
La previa instaurazione del procedimento amministrativo non costituisce, in assenza di una specifica previsione normativa, condizione di procedibilità dell’azione giudiziaria diretta all’accertamento della cittadinanza iure sanguinis. L’interesse ad agire deve tuttavia essere concreto e attuale e può derivare dalla situazione oggettiva di incertezza sullo status e sui diritti ad esso connessi.
Il diritto alla cittadinanza iure sanguinis, quando ne ricorrano i presupposti, ha natura di diritto soggettivo assoluto, permanente e imprescrittibile, esistente sin dalla nascita; l’attività amministrativa di riconoscimento assume pertanto carattere meramente accertativo.
Il Fatto
Alcuni discendenti di un avo indicato come cittadino italiano emigrato all’estero agivano davanti al Tribunale chiedendo l’accertamento della cittadinanza italiana iure sanguinis. Deducevano di non essere riusciti a presentare la domanda in via amministrativa poiché l’autorità consolare non aveva consentito di ottenere un appuntamento, nonostante ripetuti tentativi. Il Tribunale accoglieva la domanda, ritenendo che il previo procedimento amministrativo non costituisse condizione di procedibilità e accertando la continuità della linea di trasmissione della cittadinanza.
La Corte d’appello riformava integralmente la decisione e dichiarava inammissibile la domanda per difetto di interesse ad agire, ritenendo necessaria, pur non come condizione dell’azione, la previa presentazione di una valida istanza all’autorità diplomatico-consolare. I ricorrenti proponevano ricorso per cassazione sostenendo che l’impossibilità stessa di accedere al procedimento amministrativo determinasse una situazione attuale di incertezza e quindi un concreto bisogno di tutela giurisdizionale.
La Motivazione della Corte
La Cassazione distingue anzitutto il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis dalle fattispecie nelle quali la cittadinanza viene acquistata o concessa mediante un provvedimento amministrativo costitutivo. Nel primo caso l’Amministrazione svolge una funzione meramente ricognitiva di uno status che, se esistente, sorge con la nascita ed è caratterizzato da permanenza e imprescrittibilità. Nessuna disposizione applicabile alla fattispecie imponeva, inoltre, l’instaurazione preventiva del procedimento amministrativo quale condizione per adire il giudice ordinario.
La Corte precisa tuttavia che anche l’azione di mero accertamento richiede l’interesse ad agire previsto dall’art. 100 c.p.c. Tale interesse consiste nell’esigenza attuale e concreta di ottenere un risultato giuridicamente utile non conseguibile senza l’intervento del giudice e, nelle azioni di accertamento, può derivare da uno stato oggettivo di incertezza sul diritto. L’interesse non deve necessariamente coincidere con una lesione già consumata e può anche sopravvenire nel corso del giudizio, qualora il diritto venga contestato dalla controparte.
Nel caso concreto, i ricorrenti avevano allegato e documentato che l’Amministrazione aveva reso impossibile persino fissare un appuntamento per presentare la domanda di riconoscimento della cittadinanza. Tale situazione, secondo la Cassazione, è idonea a determinare un pregiudizio analogo al diniego o al ritardo amministrativo, poiché impedisce al soggetto che si afferma cittadino di ottenere il riconoscimento dello status e di esercitare i diritti ad esso collegati. La Corte d’appello avrebbe quindi dovuto valutare concretamente gli impedimenti dedotti, anziché escludere l’interesse ad agire per la sola mancata presentazione dell’istanza. Il primo motivo viene accolto, gli altri assorbiti e la sentenza cassata con rinvio per un nuovo esame conforme al principio enunciato.
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