Bancarotta preferenziale e patrimoniale: presupposti e onere motivazionale (Cass. pen. n. 40493/2025)
Principi di diritto (Massima)
In tema di bancarotta preferenziale, la lesione della par condicio creditorum richiede la verifica ex ante dello stato di insolvenza e del pericolo concreto di alterazione dell’ordine di soddisfazione dei creditori, non essendo sufficiente il mero riferimento a vicende successive. La prova della violazione della par condicio postula l’accertamento dell’esistenza di altri creditori con titolo di preferenza di pari o prevalente grado rimasti insoddisfatti. L’elemento soggettivo (dolo specifico) è escluso quando il pagamento sia volto, in via esclusiva o prevalente, alla salvaguardia dell’attività imprenditoriale. In tema di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione, l’accertamento deve valorizzare la concreta pericolosità della condotta, potendo la modesta entità della somma distratta escludere la lesione del bene giuridico tutelato.
Il Fatto
Un imprenditore edile veniva condannato per i reati di bancarotta preferenziale (per un pagamento di circa 82.500 euro effettuato a favore di una banca, creditrice ipotecaria, ritenuto preferenziale rispetto agli altri creditori) e bancarotta fraudolenta patrimoniale (per prelievi Bancomat per circa 7.106 euro effettuati in proprio favore). La Corte d’appello di Napoli confermava la condanna, ritenendo sussistente lo stato di insolvenza al momento del pagamento, la violazione della par condicio e il dolo specifico. L’imputato proponeva ricorso per cassazione, deducendo l’assenza di prova dell’insolvenza ex ante, la mancata verifica dell’esistenza di altri creditori con titolo preferente, e l’irrilevanza penale della modesta distrazione.
La Motivazione della Corte
La Suprema Corte ha accolto i motivi di ricorso, annullando la sentenza con rinvio. Quanto al primo motivo (bancarotta preferenziale), la Corte ha rilevato che la sentenza impugnata aveva fondato lo stato di insolvenza su elementi successivi al pagamento (il protesto di un assegno e l’istanza di fallimento di circa un anno dopo), senza una verifica ex ante della situazione patrimoniale e della concreta possibilità di realizzare il progetto immobiliare. La Corte ha ribadito che l’insolvenza va accertata al momento del pagamento, valutando se l’impresa fosse già incapace di far fronte alle obbligazioni con mezzi normali, e che la mera circostanza che l’impresa abbia introitato solo quella somma o che il pagamento abbia azzerato la liquidità non è di per sé sufficiente, specialmente in una fase di avviamento dell’attività. La Corte ha richiamato la necessità di valutare se il pagamento rispondesse a una strategia imprenditoriale di salvaguardia del bene aziendale, piuttosto che a una volontà di favorire un creditore a danno degli altri.
Quanto al secondo e terzo motivo, la Corte ha affermato che la prova della violazione della par condicio richiede l’accertamento dell’esistenza di altri creditori che vantino ragioni di preferenza di pari o prevalente grado e che siano rimasti insoddisfatti. La sentenza impugnata non aveva effettuato tale verifica, limitandosi ad affermare che il pagamento era stato parziale e non idoneo a estinguere l’ipoteca, senza indicare quali altri creditori fossero stati pregiudicati. La Corte ha osservato che i promissari acquirenti, titolari di un privilegio, non possono porsi in un ordine superiore rispetto alla banca ipotecaria, sicché la motivazione era carente.
Quanto al quarto motivo (bancarotta patrimoniale), la Corte ha rilevato che la sentenza impugnata non si era confrontata con la modesta entità della somma distrutta (poco più di 7.000 euro) e con la necessità di verificare la concreta pericolosità della condotta per l’integrità del patrimonio sociale, ai sensi del principio di offensività. La Corte ha richiamato l’orientamento secondo cui, in presenza di una distrazione di modesta entità, la lesione del bene giuridico può essere esclusa, e il giudice deve motivare sulla concreta idoneità della condotta a porre in pericolo la garanzia dei creditori. Infine, la Corte ha ribadito che per la bancarotta preferenziale il dolo specifico è escluso quando il pagamento sia volto alla salvaguardia dell’impresa e il risultato di evitare il fallimento sia ragionevolmente perseguibile.
Implicazioni Pratiche
- Verifica ex ante dell’insolvenza: L’avvocato dell’imprenditore accusato di bancarotta preferenziale deve eccepire la necessità di una verifica concreta dello stato di insolvenza al momento del pagamento, allegando elementi che dimostrino la ragionevole perseguibilità del progetto imprenditoriale (ad esempio, la presenza di contratti preliminari, la disponibilità di finanziamenti, la fase di avviamento), e contestando l’utilizzo di dati successivi (come il fallimento) come prova a posteriori dell’insolvenza.
- Prova della par condicio e dei creditori: Per contestare la violazione della par condicio, il difensore deve richiedere l’accertamento dell’esistenza e del grado di preferenza degli altri creditori, dimostrando che il creditore beneficiato del pagamento vantava un titolo di prelazione prevalente o pari, e che non vi erano altri creditori con diritto di pari grado insoddisfatti; la mancata verifica da parte del giudice integra vizio di motivazione.
- Modesta entità della distrazione: In caso di contestazione di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione di somme di modesta entità, l’avvocato deve eccepire l’assenza di offensività della condotta e la mancanza di un concreto pericolo per la massa dei creditori, allegando la proporzionalità e la non significatività della somma rispetto al patrimonio sociale; la giurisprudenza richiede una motivazione specifica sulla concreta pericolosità, che non può essere data per presunta.
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