Gli atti di indirizzo comunale contrari agli impianti non sono immediatamente lesivi (TAR Campania n. 4247 del 06.07.2026)
Principi di diritto (Massima)
Le deliberazioni comunali che si limitano a dichiarare la contrarietà politica all’insediamento o all’ampliamento di impianti industriali ad impatto ambientale, inclusi i sistemi di accumulo energetico, hanno natura di meri atti di indirizzo politico-amministrativo. Tali atti, privi di un contenuto amministrativo immediatamente eseguibile, non sono idonei a incidere direttamente e concretamente sulla sfera giuridica dei terzi, difettando del requisito della lesività attuale richiesto dagli artt. 35, comma 1, lett. b), c.p.a. e 100 c.p.c.. La qualificazione dell’atto va condotta sulla base del suo contenuto sostanziale e non del mero nomen iuris o della competenza formale dell’organo adottante: solo l’atto che rechi una disciplina dettagliata e immediatamente vincolante, demandando agli uffici mere attività attuative, è autonomamente impugnabile.
Il Fatto
La società ricorrente, esercente attività di gestione di rifiuti nel Comune di Sparanise in zona industriale ASI, impugnava le delibere di Giunta e di Consiglio comunale con cui l’ente locale dichiarava il territorio comunale “area ambientalmente satura” e formalizzava la contrarietà a nuovi insediamenti o ampliamenti di impianti ad impatto ambientale, ivi inclusi i sistemi di accumulo (BESS), chiedendo la sospensione delle procedure autorizzative e la bonifica della “ex Area Pozzi”.
L’ente locale eccepiva l’inammissibilità del ricorso per carenza di legittimazione e di interesse, trattandosi di meri atti di indirizzo privi di efficacia lesiva immediata.
La Motivazione della Corte
Il TAR accoglie l’eccezione e dichiara il ricorso inammissibile. La sentenza richiama il principio consolidato per cui gli atti che si limitano a impartire direttive agli organi competenti per orientare l’esercizio futuro delle funzioni, senza condizionare direttamente la gestione di una concreta vicenda amministrativa, sono atti di indirizzo non impugnabili.
La qualificazione, precisa il Collegio, prescinde dal nomen iuris e dalla competenza formale dell’organo, dovendosi avere riguardo al contenuto concreto e specifico dell’atto. Solo la presenza di una disciplina dettagliata e immediatamente operativa, tale da risolversi in una statuizione vincolante, rende l’atto autonomamente lesivo.
Nella specie, le delibere impugnate manifestano una posizione di contrarietà politica in forza del preminente interesse alla tutela della salute e dell’ambiente, ma non contengono alcuna statuizione immediatamente vincolante né incidono sull’autorizzazione già rilasciata alla ricorrente, la cui posizione giuridica non subisce alcuna lesione diretta e concreta. La sentenza precisa che il richiamo a valutazioni di carattere generale o istruttorio non trasforma l’indirizzo in provvedimento lesivo, ogniqualvolta manchi una disciplina compiuta della singola vicenda amministrativa.
Ne consegue la dichiarazione di inammissibilità e la condanna della ricorrente alle spese, liquidate in euro 1.500,00 oltre accessori.
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Nota della Redazione
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