Accertamenti bancari, costi presunti e perizia di parte, la Cassazione delimita l’onere del contribuente (Cass. civ. Sez. 5 n. 259 del 05.01.2026)
Principi di diritto (Massima)
In tema di accertamenti bancari, l’Amministrazione finanziaria che abbia fornito la prova dei movimenti bancari può avvalersi della presunzione legale di cui all’art. 32, comma 1, n. 2, d.P.R. n. 600/1973, senza bisogno dei requisiti di gravità, precisione e concordanza richiesti per le presunzioni semplici. Spetta al contribuente fornire la prova analitica e specifica, per ogni singolo movimento contestato, della inclusione delle somme nella base imponibile o della loro estraneità alla produzione del reddito. La perizia stragiudiziale di parte costituisce una mera allegazione difensiva a contenuto tecnico, priva di valore di prova, e non è soggetta al regime di non contestazione ex art. 115 cod. proc. civ.; il giudice può fondare su di essa la decisione solo spiegando le ragioni per cui la ritiene corretta e convincente. A seguito dell’interpretazione adeguatrice di cui alla sentenza della Corte costituzionale n. 10/2023, anche in caso di accertamento analitico-induttivo il contribuente può opporre la prova presuntiva contraria, eccependo un’incidenza percentuale forfettaria di costi di produzione da detrarre dai maggiori ricavi presunti.
Il Fatto
L’Agenzia delle Entrate notificava un avviso di accertamento ai fini IVA, IRAP ed IRPEF con il quale, sulla scorta di verifiche fiscali e di accertamenti sui conti correnti intestati al contribuente e a suoi familiari, accertava un maggior reddito d’impresa per l’anno d’imposta 2009. La Corte di giustizia tributaria di primo grado accoglieva il ricorso del contribuente, ma la Commissione tributaria regionale della Sicilia, riformando la sentenza, accoglieva parzialmente l’appello dell’Ufficio. La pronuncia d’appello, da un lato, riteneva giustificate molte movimentazioni bancarie sulla base di una consulenza tecnica di parte e, dall’altro, confermava alcuni rilievi dell’Ufficio, negando la deducibilità di taluni costi per carenza documentale.
La Motivazione della Corte
La Corte di cassazione ha accolto il secondo motivo del ricorso principale, ravvisando la violazione dei principi in materia di accertamenti bancari. Ha ricordato che la prova contraria del contribuente deve essere analitica per ogni movimento contestato e che il giudice di merito ha l’obbligo di verificare rigorosamente l’efficacia dimostrativa delle prove fornite, dando espressamente conto in sentenza delle risultanze di quella verifica. I giudici d’appello avevano invece fatto un mero rinvio alle risultanze di una consulenza contabile di parte, ritenendola erroneamente non contestata dall’Amministrazione.
La Corte ha chiarito che la perizia stragiudiziale nel processo tributario è una mera allegazione difensiva a contenuto tecnico, che non assurge a fatto giuridico suscettibile di prova e non può formare oggetto del principio di non contestazione. Essa costituisce solo un elemento indiziario, che il giudice può porre a fondamento della decisione solo spiegando le ragioni per cui la ritiene corretta e convincente, non essendo ammessa una generica adesione.
È stato inoltre accolto il terzo motivo del ricorso principale per violazione dell’art. 112 cod. proc. civ., non essendosi i giudici di appello pronunciati sulla legittimità del rilievo afferente all’omessa contabilizzazione dei compensi spettanti al gestore, quantificati in 116.522,48 euro.
Con riferimento al ricorso incidentale, la Corte ha accolto il terzo motivo, affermando che, alla stregua dell’interpretazione adeguatrice della Corte costituzionale n. 10 del 2023, il contribuente può sempre opporre la prova presuntiva contraria ai prelevamenti bancari non giustificati, eccependo un’incidenza percentuale forfettaria di costi di produzione. Ha accolto altresì il quarto motivo, statuendo che la deducibilità degli “aggi” corrisposti agli esercenti non è subordinata all’emissione di un documento fiscale, ma resta fermo l’onere del contribuente di provare la certezza e l’inerenza del costo.
Rigettati i restanti motivi, la sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Sicilia, in diversa composizione, che rivaluterà la vicenda alla stregua dei principi enunciati e provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.
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Nota della Redazione
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