Istigazione a delinquere per frasi pronunciate in manifestazione politica (Cass. pen. n. 9122/2026)
Principi di diritto (Massima)
In tema di istigazione a delinquere (art. 414 cod. pen.), si tratta di un reato di pericolo concreto, la cui configurabilità richiede che la condotta sia pubblicamente idonea a provocare la commissione di delitti, ovvero a indurre altri a superare la ripugnanza verso il loro autore. L’idoneità della condotta deve essere valutata ex ante sulla base di indici quali la qualità degli agenti, il contenuto intrinseco delle affermazioni, le circostanze di fatto, il contesto spazio-temporale e sociale, e la qualità dei destinatari. L’istigazione deve avere ad oggetto fattispecie di reato specifiche, anche se non individuate con il nomen iuris, e deve essere tale da determinare un effetto adesivo temporalmente prossimo all’istigazione. La scriminante della libera manifestazione del pensiero cede quando le affermazioni, per le loro modalità, superano il limite della critica politica e si traducono in un concreto incitamento all’azione criminosa.
Il Fatto
L’imputato è stato condannato dal Tribunale di Udine e dalla Corte d’appello di Trieste per il reato di istigazione a delinquere, ai sensi dell’art. 414, commi 1 e 3, cod. pen., per avere pronunciato, nel corso di una manifestazione politica, frasi di solidarietà verso anarchici imputati di attacchi e sabotaggi a sedi della Lega Nord e di una banca, nonché espressioni quali «i loro covi non devono avere legittimità, le sedi leghiste devono essere chiuse col fuoco» e «questi fascisti vadano colpiti nei loro covi».
La Corte d’appello ha ritenuto che tali frasi, per il contesto in cui furono pronunciate (manifestazione di persone che aderiscono a un’associazione per i diritti delle persone con diverso orientamento sessuale), per i riferimenti a casi concreti di attacchi a sedi politiche, e per l’uso di un linguaggio che coinvolgeva direttamente l’uditorio, fossero idonee a determinare un concreto pericolo di commissione di delitti. L’imputato ha proposto ricorso per cassazione, deducendo la violazione di legge e il vizio di motivazione, sostenendo che le frasi costituivano una legittima manifestazione del pensiero politico e che mancava l’individuazione di specifici reati istigati.
La Motivazione della Corte
La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha richiamato il consolidato principio per cui l’istigazione a delinquere è un reato di pericolo concreto, la cui idoneità della condotta va valutata ex ante, verificando se essa sia concretamente idonea a provocare la commissione di delitti in quanto dotata di efficacia persuasiva tale da suggestionare la sfera volitiva dei comportamenti di altre persone. A tal fine, la Corte ha elencato i principali indici da considerare: la qualità degli agenti, il contenuto intrinseco delle affermazioni, le circostanze di fatto in cui si esplica la condotta (come la prossimità temporale a fatti criminosi evocati), il contesto spazio-temporale e sociale, nonché la qualità dei destinatari.
La Corte ha ritenuto che la Corte d’appello si fosse uniformata a tali principi, individuando con motivazione logica e non manifestamente illogica gli elementi fattuali che integravano il pericolo concreto. In particolare, la Corte territoriale aveva valorizzato la qualità degli astanti (partecipanti a una manifestazione transfemminista), il contenuto intrinseco del linguaggio (riferimenti a «covi» e «sedi leghiste da chiudere col fuoco»), e le circostanze temporali (espressione di solidarietà a compagni anarchici in attesa del processo). La Corte di cassazione ha escluso che si trattasse di mera critica politica, rilevando che le affermazioni individuavano specificamente il tipo di condotta criminosa (danneggiamento e incendio) e, inserite in un contesto di sostegno a soggetti già imputati di simili reati, erano idonee a superare il limite della libertà di manifestazione del pensiero.
La Corte ha altresì respinto l’argomento difensivo basato sul raffronto con l’abrogato art. 272 cod. pen. (propaganda sovversiva), rilevando che la fattispecie di istigazione a delinquere richiede la concreta individuazione del reato oggetto di istigazione, elemento che nella specie era stato correttamente ravvisato. Ha infine escluso la contraddittorietà della motivazione rispetto all’assoluzione da altro capo di imputazione, osservando che in quel caso le frasi erano frammentarie e non inserite in un contesto comprensibile, circostanza che giustificava la diversa soluzione.
Provvedimento integrale: scarica il PDF
Nota della Redazione
Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale.
Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali,
mettiamo a disposizione anche il testo integrale.