La rappresentazione cartografica di un vincolo decaduto lede la sfera giuridica del proprietario (TAR Lombardia n. 4118 del 18.08.2026)
Principi di diritto (Massima)
La delibera di variante urbanistica che, senza alcuna istruttoria e motivazione, riporta negli elaborati cartografici ufficiali un vincolo preordinato all’esproprio già decaduto, qualificandolo come “standard reiterato”, è illegittima. La rappresentazione di un vincolo non più efficace non è circostanza neutra: alterando la corretta rappresentazione del regime urbanistico del fondo, determina un disallineamento tra realtà giuridica e cartografia che lede in maniera attuale e concreta la sfera giuridica del proprietario. L’interesse all’impugnazione non viene meno per la successiva adozione – non ancora definitivamente approvata – di un nuovo strumento urbanistico satisfattivo, inidoneo a sostituire il piano vigente.
Il Fatto
La società ricorrente, proprietaria di un complesso immobiliare in area di elevata sensibilità paesaggistica, ha impugnato la deliberazione del Consiglio comunale con cui è stata approvata una variante parziale al Piano di Governo del Territorio. Con tale atto l’amministrazione ha reiterato, su una porzione del terreno, il vincolo preordinato alla realizzazione di un parcheggio pubblico.
La ricorrente ha dedotto la decadenza del vincolo, già apposto con la pianificazione del 2016, e l’assenza di qualsiasi valutazione sulla persistenza dell’interesse pubblico. Il Comune, costituitosi, ha eccepito l’inammissibilità del gravame, sostenendo la natura meramente ricognitiva dell’atto, e l’improcedibilità per sopravvenuta adozione di una nuova variante che stralcia il vincolo contestato.
La Motivazione della Corte
Il Tribunale ha preliminarmente respinto l’istanza di rinvio, richiamando la giurisprudenza secondo cui la domanda ex art. 73, comma 1-bis, cod. proc. amm. postula “situazioni eccezionali” idonee a incidere sul diritto di difesa; nella specie le parti attendevano solo la definitiva approvazione di una variante satisfattiva, i cui tempi non erano certi. Ha altresì escluso l’improcedibilità, valorizzando l’inidoneità dell’atto di adozione a sostituire il piano vigente.
Nel merito, il Collegio ha accertato la sussistenza dell’interesse al ricorso. Dalla relazione illustrativa e dagli elaborati variati risulta che l’amministrazione non si è limitata a un mero recepimento, ma ha utilizzato la dicitura “standard di PRG reiterati”, idonea a manifestare la volontà di confermare vincoli ormai scaduti. Lo stesso ente ha ammesso di aver riportato nell’atto tutte le previsioni del piano previgente “senza verificare quali vincoli fossero ancora in essere”.
Anche a voler escludere l’intento reiterativo, la rappresentazione cartografica di un vincolo decaduto è stata ritenuta lesiva dell’interesse del proprietario. Il regime urbanistico di un fondo è conosciuto attraverso gli elaborati ufficiali; la discrasia tra rappresentazione e realtà incide immediatamente sulla posizione del proprietario, condizionando l’esercizio delle facoltà dominicali e ingenerando incertezza nei consociati.
Nel merito, la reiterazione è stata giudicata illegittima per carenza di istruttoria e di motivazione sui presupposti ex art. 9, comma 4, d.P.R. n. 327/2001, in particolare sulla persistenza dell’interesse pubblico all’esproprio. Tale persistenza è stata esclusa dalla condotta successiva dell’ente, che ha stralciato il vincolo nella nuova variante adottata. Il ricorso è stato accolto, con annullamento parziale degli atti e compensazione delle spese.
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Nota della Redazione
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