DASPO sugli stadi: improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse (TAR Lombardia n. 2360/2026)
Principi di diritto (Massima)
La domanda di declaratoria di improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, presentata dalla parte ricorrente dopo la scadenza dell’arco temporale di efficacia del provvedimento impugnato, determina l’estinzione del giudizio senza necessità di esaminare il merito delle censure. In tale evenienza, la compensazione delle spese di lite costituisce la regola, in considerazione dell’esito non dipendente dalla soccombenza.
Il Fatto
Il ricorrente aveva impugnato il provvedimento con cui la Questura di Lodi aveva disposto nei suoi confronti il divieto di accesso ai luoghi delle competizioni calcistiche per la durata di tre anni. Dopo la scadenza del periodo di efficacia del provvedimento, il ricorrente ha depositato istanza volta a ottenere una declaratoria di improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, chiedendo la compensazione delle spese.
La Motivazione della Corte
Il Collegio ha rilevato che la richiesta di improcedibilità è stata depositata in data successiva alla scadenza del periodo di efficacia del DASPO. Tale circostanza determina il venir meno dell’interesse alla decisione nel merito, in quanto il provvedimento impugnato non produce più effetti giuridici nella sfera del ricorrente.
Il TAR ha quindi dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, senza valutare la fondatezza dei motivi dedotti. La decisione si fonda sul principio secondo cui l’interesse al ricorso deve sussistere al momento della decisione, non essendo sufficiente che fosse presente alla data di notifica del ricorso.
Quanto alle spese di lite, il Collegio ha disposto la compensazione integrale tra le parti, riconoscendo che la definizione del giudizio non è ascrivibile alla soccombenza di alcuna delle parti in causa.
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Nota della Redazione
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