Illegittima la previsione di recupero agricolo nel Piano cave se priva di effetti lesivi (TAR Lombardia n. 3219 del 16.06.2026)
Principi di diritto (Massima)
Le prescrizioni del Piano cave relative alla destinazione finale delle aree di cava, formulate con l’avverbio “ove possibile” e con l’indicazione di una mera preferenza per il recupero agricolo, hanno natura non precettiva né escludente. Tale previsione non è quindi immediatamente lesiva e non determina la carenza di un interesse attuale e concreto al suo annullamento. Il privato operatore del settore estrattivo non vanta un’aspettativa giuridicamente tutelata alla conferma dell’ambito territoriale estrattivo previsto dal piano precedente, né all’attribuzione di specifici volumi. In sede di approvazione del piano cave, le scelte riguardanti le singole aree non abbisognano di una specifica motivazione. Il coordinamento istruttorio con l’ente gestore di un sito ZSC non costituisce un aggravio procedimentale, ma esplicita obblighi già previsti dall’ordinamento.
### Il Fatto
Una società operante nel settore estrattivo impugnava la deliberazione regionale di approvazione del nuovo Piano cave della Città Metropolitana di Milano, nella parte in cui la scheda relativa all’ambito estrattivo qualificato come “ATEg25” conteneva prescrizioni sulla destinazione finale delle aree. Il Piano prevedeva che l’autorità autorizzante dovesse “valutare, ove possibile, il recupero ad uso agricolo, anziché naturalistico” e che il progetto di recupero fosse concordato con il Parco Agricolo Sud Milano. La società, già attiva nell’area, contestava l’efficacia di queste previsioni che, a suo dire, avrebbero impedito il recupero naturalistico già autorizzato e aggravato il procedimento autorizzativo.
Nel corso del giudizio, dopo la proposizione del ricorso, la società presentava comunque istanza per il rilascio del provvedimento autorizzatorio unico, proponendo un progetto che non contemplava il recupero agricolo. Tale circostanza veniva segnalata dalle amministrazioni resistenti per eccepire l’inammissibilità del ricorso per carenza di interesse e la sua improcedibilità.
Il TAR, riuniti i motivi, ha esaminato le eccezioni preliminari e, nel merito, la fondatezza delle censure.
### La Motivazione della Corte
Il TAR ha accolto le eccezioni di inammissibilità e improcedibilità sollevate dalla Città Metropolitana di Milano. La clausola impugnata, che invita a valutare il recupero agricolo “ove possibile”, costituisce una direttiva di massima priva di carattere precettivo e prescrittivo. L’assenza di efficacia direttamente lesiva dell’atto rende oggettiva la carenza di un interesse attuale e concreto al suo annullamento. La presentazione del progetto di gestione produttiva, che non contempla il recupero agricolo, ha confermato il carattere non ostativo della previsione.
Nel merito, il Collegio ha comunque ritenuto il ricorso infondato. Le amministrazioni competenti in materia di pianificazione territoriale esercitano un’ampia discrezionalità, censurabile solo in presenza di vizi di sproporzione, illogicità e irragionevolezza. L’indicazione preferenziale per il recupero agricolo risponde alla necessaria coerenza con il contesto paesaggistico e rurale circostante e non è in conflitto con le competenze urbanistiche locali. La previsione che impone il coordinamento con il Parco Agricolo Sud si configura come adempimento procedimentale volto a integrare preventivamente i criteri di sostenibilità ambientale e tutela della biodiversità, senza determinare alcuna lesione della libertà progettuale dell’operatore.
Il TAR ha richiamato i propri precedenti, secondo cui il piano cave è un atto di pianificazione generale caratterizzato da discrezionalità incensurabile e che le scelte riguardanti singole aree non richiedono una specifica motivazione. Inoltre, ha ribadito che il privato non può vantare un legittimo affidamento sulla conferma delle previsioni della precedente pianificazione.
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Nota della Redazione
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