Acquisizione gratuita al patrimonio comunale e decuplo: necessaria motivazione sull’area ulteriore (TAR Lazio n. 235 del 15.07.2026)
Principi di diritto (Massima)
In tema di acquisizione gratuita al patrimonio comunale degli immobili abusivi ex art. 31 d.P.R. n. 380/2001, l’Amministrazione deve motivare specificamente la determinazione dell’area oggetto di acquisizione quando questa ecceda il sedime di insistenza del manufatto, verificando il rispetto del limite del decuplo della superficie utile abusiva. È illegittima, sotto il profilo del fumus boni iuris, l’acquisizione che si estenda a una porzione di terreno più ampia senza indicare le ragioni che rendono necessaria tale estensione, specialmente quando su detta area il privato vanti diritti di godimento e vi svolga attività commerciale.
Il Fatto
La ricorrente, erede con beneficio d’inventario del già socio e amministratore di una società, impugnava gli atti con cui il Comune aveva disposto l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale di un immobile abusivo e dell’area di sedime, ai sensi dell’art. 31, comma 4, d.P.R. n. 380/2001, per inottemperanza all’ordinanza di demolizione. Il Comune aveva dichiarato la sussistenza di un prevalente interesse pubblico al mantenimento dell’immobile, deliberando di destinarlo a uso istituzionale.
L’acquisizione, tuttavia, riguardava non solo il fabbricato ma l’intera corte di cui alla particella catastale, sulla quale la ricorrente era titolare di un diritto di godimento e ove svolgeva attività commerciale. La ricorrente chiedeva quindi la sospensione degli effetti dei provvedimenti impugnati, deducendo profili di illegittimità per carenza di motivazione sulla superficie acquisita.
La Motivazione della Corte
Il TAR ha ritenuto che il ricorso non appaia, prima facie, sfornito di fumus boni iuris, quanto meno sotto il profilo della mancata motivazione sulla determinazione dell’area ulteriore rispetto al sedime e dell’omessa verifica del limite del decuplo della superficie utile abusiva. Secondo il Collegio, l’Amministrazione avrebbe dovuto specificare le ragioni che rendevano necessaria l’acquisizione dell’intera corte, non limitandosi a un generico riferimento all’interesse pubblico.
La motivazione si fonda sul principio per cui l’acquisizione gratuita costituisce una misura sanzionatoria di carattere ablatorio che deve rimanere proporzionata rispetto all’abuso commesso. L’estensione dell’acquisizione all’area di sedime e alle pertinenze non può superare i limiti fissati dalla legge, dovendo l’Amministrazione dimostrare che la superficie acquisita sia strettamente necessaria alle finalità pubbliche perseguite.
Quanto al periculum in mora, il Collegio ha rilevato che l’esecuzione del provvedimento impugnato avrebbe arrecato un grave pregiudizio alla continuità dell’attività commerciale svolta dalla ricorrente sul terreno oggetto di acquisizione. Il danno è stato ritenuto non altrimenti riparabile nelle more del giudizio di merito, considerata l’irreversibilità degli effetti derivanti dalla trascrizione dell’acquisto in capo al patrimonio comunale.
Alla luce di tali considerazioni, il TAR ha accolto l’istanza cautelare, sospendendo gli effetti degli atti impugnati e confermando il decreto cautelare già emanato dal Giudice Delegato, con fissazione dell’udienza pubblica di merito.
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Nota della Redazione
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