Stralcio da ambito di trasformazione e destinazione agricola: legittime le scelte di piano sorrette da ragioni ambientali (TAR Lombardia n. 3552 del 06.07.2026)
Principi di diritto (Massima)
Le scelte di pianificazione urbanistica generale costituiscono espressione di ampia discrezionalità amministrativa e sono sindacabili in sede di legittimità solo per palesi elementi di illogicità, irrazionalità o travisamento dei fatti. La destinazione a zona agricola di un’area non presuppone una sua effettiva vocazione agricola, potendo rispondere a finalità di tutela ambientale, di continuità ecologica e di contenimento dell’espansione urbana. Il mero inserimento in un ambito di trasformazione del previgente piano, ancorché consolidato, non integra un affidamento qualificato, la cui sussistenza è circoscritta a ipotesi tassative e imporrebbe solo un onere di motivazione rafforzata. Atti endoprocedimentali e interlocuzioni tecniche non vincolano l’Amministrazione. La domanda risarcitoria per lesione dell’affidamento conseguente a scelte pianificatorie presuppone l’illegittimità dell’atto e la sussistenza di un affidamento qualificato.
Il Fatto
Le ricorrenti, proprietarie di terreni agricoli inclusi dal previgente PGT nell’ambito di trasformazione a vocazione produttiva, avevano avviato da anni un iter interlocutorio con il Comune per l’attuazione dell’ambito, presentando una proposta definitiva di intervento. Il Comune, nell’ambito della nuova Variante generale al PGT finalizzata alla riduzione del consumo di suolo, stralciava le aree dall’ambito di trasformazione, classificandole come zona agricola di valore ecologico e ambientale. Respinte le osservazioni, le ricorrenti impugnavano gli atti per eccesso di potere, violazione del legittimo affidamento e difetto di motivazione, chiedendo il risarcimento dei danni.
La Motivazione della Corte
Il Tribunale ha respinto il ricorso, richiamando il principio per cui le scelte di pianificazione generale non richiedono una motivazione analitica per ogni singola area, essendo sufficiente che le ragioni siano desumibili dai criteri generali del piano. La scelta comunale di stralciare i terreni e classificarli come zona A2 è stata ritenuta sorretta da una pluralità di ragioni tecniche: l’inserimento dell’area negli elementi di primo livello della Rete Ecologica Regionale, la funzione di connessione ecologica e di mitigazione dell’isola di calore urbana, nonché l’esito positivo dello screening VINCA. La destinazione agricola è stata qualificata come strumento di presidio della continuità ecologica in un contesto fortemente urbanizzato.
Quanto alla dedotta disparità di trattamento rispetto ad altre aree mantenute produttive, il Collegio ha ricordato che la valutazione va condotta nella prospettiva della coerenza generale del piano e non attraverso un confronto atomistico tra singoli lotti, essendo ogni porzione di territorio valutata nell’ambito di un disegno complessivo. La prossimità a infrastrutture e a zone industrializzate, lungi dal rendere irragionevole la scelta, può anzi rafforzare l’esigenza di prevedere fasce di mitigazione e verde cuscinetto.
Sul legittimo affidamento, la Corte ha escluso che ricorrano le ipotesi tassative che lo integrano, quali convenzioni edificatorie stipulate, titoli edilizi rilasciati o giudicati favorevoli. Le interlocuzioni tecniche e la presentazione del masterplan sono stati qualificati come atti endoprocedimentali privi di efficacia costitutiva e non idonei a ingenerare un affidamento qualificato. Decisiva è risultata la cronologia: la Variante era stata formalmente avviata prima della presentazione della proposta definitiva delle ricorrenti, con conseguente consapevolezza dell’instabilità del quadro urbanistico.
Il rigetto delle osservazioni è stato infine ritenuto adeguatamente motivato, fondandosi su ragioni sostanziali e coerenti con gli obiettivi della Variante: il contributo alla riduzione del consumo di suolo, coerente con il PTR e il PTM, e la necessità di preservare valori ambientali riconosciuti a livello sovraordinato.
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Nota della Redazione
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