Vittima di reato

Hai subito stalking, violenza o diffamazione: come ti proteggi e come ottieni il risarcimento

I messaggi e gli appostamenti che non finiscono, le violenze in casa, il post offensivo su Facebook, la minaccia di diffondere foto intime, il processo in cui vuoi essere risarcito, la richiesta di archiviazione del pubblico ministero. Qui trovi le risposte a chi ha subito un reato, ognuna fondata sulle decisioni commentate su questo sito. Per querela e tempi del processo c’è una guida dedicata.

La tua parolaLe dichiarazioni della persona offesa possono bastare, se credibili e attendibili
Parte civileCostituirti nel processo penale interrompe la prescrizione del risarcimento
Paghi solo se vinciNessun anticipo. Compenso solo con un risultato economico
Indice

Parti dalla tua situazione

Otto blocchi di domande. Ogni risposta cita le decisioni da cui deriva, tutte commentate su studiolegalescarlino.com.

1 · Stalking

Stalking: quando le molestie diventano reato e come si provano

Gli atti persecutori sono un reato abituale: contano la ripetizione delle condotte e gli effetti sulla tua vita.

Atti persecutoriReato abitualeCondotte ripetute che causano ansia, timore o cambio di abitudini
MaltrattamentiArt. 572 c.p.Vessazioni abituali in famiglia, anche in pochi mesi
DiffamazioneArt. 595 c.p.Offesa alla reputazione comunicata ad altri, aggravata sui social
Parte civileNel processo penaleLa costituzione interrompe la prescrizione del risarcimento
Mi perseguita con messaggi, chiamate e appostamenti: quando diventa stalking?

Gli atti persecutori sono un reato abituale di danno: servono condotte ripetute di minaccia o molestia, collegate tra loro, che producano almeno uno degli eventi previsti dalla norma (Cass. 13318/2025). Gli eventi sono alternativi: basta uno stato di ansia o di paura, il timore per l’incolumità tua o di persone vicine, oppure la necessità di cambiare abitudini di vita (Cass. 4546/2025).

Basta il dolo generico: la volontà di compiere più condotte moleste sapendo che possono produrre quegli effetti, anche senza un piano preordinato e qualunque sia il motivo (Cass. 23087/2026). La condotta è libera e può comprendere altri reati, come un incendio, se diretti a produrre quegli eventi (Cass. 35470/2026); vi possono rientrare anche condotte realizzate con iniziative giudiziarie, il cosiddetto stalking giudiziario (Cass. 13318/2025).

Litighiamo da anni e anche lui mi accusa: è comunque stalking? E basta la mia parola?

La reciprocità dei comportamenti molesti non esclude il reato: impone solo al giudice una motivazione più accurata sull’evento di danno (Cass. 4546/2025, 33787/2026), anche tra condomini in lite con cause civili in corso (Cass. 18554/2025).

Le dichiarazioni della persona offesa, anche se costituita parte civile, possono da sole fondare la condanna, senza riscontri esterni, dopo una verifica rigorosa della sua credibilità e dell’attendibilità del racconto (Cass. 40046/2025, 38789/2025). Il racconto non può essere svalutato con stereotipi di genere o congetture (Cass. 40216/2025). Conservare messaggi, registri delle chiamate e nomi dei testimoni rende comunque il racconto più solido.

Ti senti perseguitato?

Messaggi, screenshot, registri delle chiamate e testimoni dicono se c’è il reato e quali tutele puoi chiedere subito. Inviameli: in 48 ore sai come procedere. La valutazione è gratuita.

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2 · Violenza in casa

Maltrattamenti in famiglia: cosa conta e cosa non ti danneggia

Il reato riguarda vessazioni abituali. Il comportamento successivo della vittima non cancella quello che è successo.

Sono tornata a vivere con lui dopo le violenze, o ho rimesso una querela: la mia denuncia vale meno?

No. Il ritorno a convivere con l’autore delle violenze non incide sull’accertamento del reato né sulla credibilità delle tue dichiarazioni: per la Cassazione è un’evenienza prevedibile e tipica del ciclo della violenza domestica (Cass. 9423/2026). Anche la remissione di una querela non prova che il racconto sia inattendibile (Cass. 57/2026).

Il reato richiede più atti vessatori che causano sofferenze fisiche o morali, ma non una durata minima (Cass. 57/2026): anche una convivenza breve basta, se le condotte sono frequenti, ravvicinate e gravi da creare un clima abituale di sopraffazione e soggezione (Cass. 11585/2026). Per i maltrattamenti nella coppia non sposata o dopo la fine della convivenza vedi la guida Separazione, divorzio e figli.

Mi maltratta un familiare con cui non vivo, ad esempio un figlio o un fratello: è maltrattamento?

Può esserlo. Tra consanguinei, in quanto persone della famiglia, i maltrattamenti sono configurabili anche senza convivenza o dopo la sua cessazione, perché la norma indica due relazioni alternative, quella tra familiari e quella tra conviventi (Cass. 31231/2026). Il reato è escluso solo se i vincoli di solidarietà sono venuti meno per la definitiva interruzione di ogni rapporto (Cass. 30478/2026).

I figli hanno assistito alle violenze: cosa cambia?

Il fatto commesso in presenza o in danno di un minore è aggravato, con un aumento della pena fino alla metà; l’aggravante esaurisce le conseguenze del coinvolgimento dei minori negli episodi (Cass. 8812/2026).

Su quanto debba essere esteso quel coinvolgimento le decisioni non coincidono. Per Cass. 29475/2025 non basta che il minore abbia assistito a una sola condotta: numero, qualità e ricorrenza degli episodi devono far ritenere il rischio per il suo sviluppo psico-fisico. Per Cass. 893/2026 rileva la qualità più che il numero degli episodi e, trattandosi di reato di pericolo astratto, basta l’astratta offensività della condotta.

Subisci violenza in casa?

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3 · Protezione

Tenerlo lontano: divieto di avvicinamento, braccialetto e ordine di protezione

Le misure di protezione si chiedono subito. Ma vanno indicate con precisione le persone e i luoghi da proteggere.

Cosa può fare il giudice per tenerlo lontano da me e dalla mia famiglia?

Nel processo penale il giudice può disporre il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, anche con il controllo del braccialetto elettronico. È il pubblico ministero a individuare le persone da proteggere: il giudice non può estendere d’ufficio il divieto a soggetti diversi da quelli indicati nella richiesta (Cass. 24730/2026). Per questo conviene segnalare subito anche i familiari esposti.

Se il braccialetto non risulta attivabile, il giudice non può prevedere in automatico, per quel caso, una misura più grave come il divieto di dimora (Cass. 434/2026). Anche il giudice civile può emettere un ordine di protezione (art. 473-bis.70 c.p.c.), la cui elusione è reato (art. 387-bis, secondo comma, c.p.); non lo è invece la violazione dei provvedimenti urgenti del Tribunale per i minorenni, anche se di contenuto simile (Cass. 24070/2026).

Hai bisogno di protezione subito?

Raccontami chi devi proteggere e quali luoghi frequenti: la richiesta va costruita con precisione. Scrivimi: in 48 ore sai cosa chiedere e a quale giudice. La valutazione è gratuita.

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4 · Diffamazione online

Diffamazione su Facebook, WhatsApp e social: quando è reato

Conta a chi è diretta l’offesa, quante persone la ricevono e se resta nei limiti della critica.

Mi hanno offeso in un post o in un gruppo WhatsApp: è diffamazione?

La differenza sta nel destinatario: se l’offesa è rivolta a te è ingiuria, oggi depenalizzata; se è comunicata ad altri in tua assenza è diffamazione. La dichiarazione offensiva in un video pubblicato sui social, anche se l’hai seguita in diretta, è diffamazione aggravata dal mezzo di pubblicità (Cass. 29458/2025).

Il messaggio su WhatsApp non è di per sé aggravato dal mezzo di pubblicità, perché lo strumento è pensato per scambi tra due persone: serve provare la diffusione in un gruppo con un numero apprezzabile di partecipanti (Cass. 30217/2025). Non serve che tu sia nominato: basta che dagli elementi del caso i lettori possano identificarti con ragionevole certezza (Cass. 25630/2025). Per chi offende basta il dolo generico, anche eventuale (Cass. 37236/2025).

Dice che era solo una critica: dove finisce il diritto di critica?

La critica è lecita se si aggancia a fatti concreti e verificabili; non lo è l’aggressione gratuita alla reputazione (Cass. 41774/2025). Servono la verità del fatto storico attribuito, o almeno un errore del tutto scusabile, e la continenza nella forma: la verità solo supposta, senza verifica, non basta (Cass. 39714/2025, 39103/2025).

Il contesto conta: espressioni aspre ma non esorbitanti possono non essere punibili (Cass. 35656/2026), e un’espressione d’uso comune come «fai pace con il cervello» non è stata ritenuta offensiva (Cass. 39717/2025). La provocazione richiede un fatto ingiusto altrui, oggettivamente tale e precedente all’offesa (Cass. 39715/2025, 40399/2025).

Quanto posso ottenere come risarcimento per la diffamazione?

Le regole cambiano a seconda della sede. Nel processo penale, per condannare al risarcimento il giudice non deve indagare la concreta esistenza del pregiudizio: basta la potenziale capacità lesiva del fatto (Cass. 20521/2025). Nel giudizio civile, invece, il danno alla reputazione non è in re ipsa: vanno allegate e provate le conseguenze concrete, senza affidarsi a presunzioni generiche (Cass. 11072/2025, 3890/2024).

Il giudice civile può accertare la lesione della reputazione anche quando mancano i requisiti del reato, come l’assenza dell’offeso o la comunicazione a più persone (Cass. 25414/2025). La diffamazione di un familiare defunto può danneggiare i congiunti, e il pregiudizio si presume dal rapporto familiare salvo prova contraria (Cass. 20269/2024). Per la diffamazione sui social la pena detentiva è riservata ai casi di eccezionale gravità, come discorsi d’odio, incitazione alla violenza o campagne di disinformazione consapevoli (Cass. 37785/2025, 29840/2025).

Ti hanno diffamato online?

Screenshot con data e link, nomi del gruppo o della pagina e numero di persone raggiunte decidono se c’è il reato e quanto vale il danno. Inviameli: in 48 ore lo sai. La valutazione è gratuita.

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5 · Minacce e foto intime

Minacce e ricatti con foto intime

La minaccia non richiede che tu abbia avuto davvero paura. Il ricatto con immagini intime ha conseguenze precise.

Mi ha minacciato: conta anche se non mi sono spaventata davvero?

Sì. La minaccia è un reato di pericolo: non serve dimostrare il tuo effettivo turbamento, basta che la condotta sia potenzialmente idonea a incidere sulla tua libertà morale, valutata nel contesto concreto in cui è stata pronunciata (Cass. 33939/2026).

Minaccia di diffondere mie foto intime se non faccio quello che vuole

Può integrare la violenza privata: è minaccia qualsiasi comportamento intimidatorio idoneo a eliminare o ridurre sensibilmente la tua capacità di determinarti, anche indeterminato e anche se non realizzabile in concreto. Se agisci con un consenso viziato dalla prospettiva di un male ingiusto che vuoi evitare, si tratta di costrizione e non di semplice induzione (Cass. 40860/2025).

Se la minaccia è usata per ottenere atti sessuali, può integrare anche la violenza sessuale per costrizione (Cass. 40860/2025).

Ti minacciano o ti ricattano?

Conserva messaggi e immagini ricevute senza cancellare nulla e scrivimi: in 48 ore sai cosa denunciare e come fermare la diffusione. La valutazione è gratuita.

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6 · Parte civile

Costituirsi parte civile e ottenere il risarcimento

Nel processo penale puoi chiedere il risarcimento. Ma la costituzione ha regole e conseguenze precise.

Conviene costituirmi parte civile nel processo penale?

La costituzione di parte civile interrompe la prescrizione del diritto al risarcimento in modo permanente, fino al passaggio in giudicato della sentenza penale, e l’effetto si estende ai coobbligati solidali (Cass. 21049/2024). Per i reati diventati procedibili a querela con la riforma del 2022, la costituzione mantenuta nei gradi successivi vale come volontà di punizione, equivalente alla querela (Cass. 34571/2026).

Se il giudice subordina la sospensione condizionale della pena al risarcimento, deve verificare che il condannato sia concretamente in grado di pagare (Cass. 41427/2025). La condanna dell’imputato alle tue spese, anche nel patteggiamento, va chiesta (Cass. 33949/2026); se revochi la costituzione, il rapporto civile nel processo penale si estingue (Cass. 41632/2025). Per come si calcola il danno alla persona vedi la guida Danni alla persona e risarcimento.

Il reato è stato dichiarato estinto perché l’imputato ha offerto un risarcimento: perdo il diritto al danno?

No. La sentenza che dichiara estinto il reato per condotte riparatorie valuta la congruità del risarcimento offerto solo ai fini dell’estinzione: non fa stato nel giudizio civile per le restituzioni e il risarcimento e non produce effetti pregiudizievoli per la parte civile, che per questo non ha interesse a impugnarla (Cass. 41625/2025). Resta la strada del giudizio civile.

Vuoi il risarcimento?

Atti del procedimento, avvisi ricevuti e prove del danno dicono se costituirti parte civile o agire in sede civile. Inviameli: in 48 ore sai quale strada conviene. La valutazione è gratuita.

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7 · Archiviazione e Stato

Se il PM vuole archiviare, e quando paga lo Stato

La persona offesa può opporsi all’archiviazione. E per i reati violenti esiste un indennizzo pubblico.

Il pubblico ministero ha chiesto l’archiviazione: come mi oppongo?

L’opposizione si può presentare alla segreteria del pubblico ministero che ti ha notificato la richiesta, oltre che alla cancelleria del GIP. I ritardi di trasmissione dell’ufficio non possono esserti addebitati, e anche l’opposizione arrivata a un ufficio incompetente va esaminata se è nel fascicolo prima del decreto (Cass. 31311/2025).

Se il GIP dichiara l’opposizione inammissibile senza udienza, il rimedio è il reclamo al tribunale previsto dall’art. 410-bis c.p.p.: il ricorso per cassazione viene qualificato come reclamo (Cass. 27864/2025). Con il reclamo si fanno valere le nullità previste da quella norma, non il dissenso sulla valutazione del giudice (Cass. 25918/2025).

Chi mi ha aggredito non può pagare: lo Stato mi indennizza?

L’indennizzo previsto dalla direttiva europea 2004/80/CE presuppone l’accertamento di un reato intenzionale violento: senza questo accertamento la pretesa verso lo Stato è fuori dall’ambito della direttiva (Cass. 20623/2024). Per l’omesso, incompleto o tardivo recepimento della direttiva lo Stato risponde a titolo contrattuale, e il criterio base di liquidazione è l’indennizzo che la vittima avrebbe ottenuto (Cass. 7086/2025).

Il procedimento rischia di chiudersi?

La richiesta di archiviazione ha termini brevi per l’opposizione. Inviami subito l’avviso ricevuto: in 48 ore sai se e come opporti. La valutazione è gratuita.

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8 · Adesso

Cosa fare adesso, in quest’ordine

1

Conserva le prove

Screenshot con data e link, messaggi, registri delle chiamate, referti, foto, nomi dei testimoni. Non cancellare nulla, anche se è doloroso rileggerlo.

2

Chiedi protezione

Se sei in pericolo chiama subito il 112. Per divieti e ordini di protezione indica con precisione le persone e i luoghi da tutelare.

3

Fai valere i tuoi diritti nel processo

Querela nei termini, opposizione all’archiviazione, costituzione di parte civile, richiesta di risarcimento: ogni passaggio ha scadenze precise, che vanno annotate dal primo giorno.

Valutazione gratuita del caso

Raccontami cosa è successo e allega quello che hai: messaggi, referti, atti ricevuti. Entro 48 ore sai come proteggerti e come ottenere il risarcimento. Se procediamo, paghi solo se vinci: nessun anticipo, compenso solo con un risultato economico.

Archivio

Le decisioni commentate sul tema

Ogni commento riporta massima, fatto, motivazione e il link al provvedimento ufficiale. Qui trovi le decisioni del sito sui reati contro la persona e sui diritti della vittima, fino a 70 per gruppo; l’archivio generale è nella categoria Diritto penale. Per querela e tempi del processo vedi la guida Procedimento penale e querela; per l’ammonimento del Questore la guida Porto d’armi, ammonimento, Daspo.

Stalking e atti persecutori (39)

Maltrattamenti in famiglia e violenza domestica (70)

Violenza sessuale: consenso e costrizione (33)

Diffamazione online e a mezzo stampa, diritto di critica (70)

Minacce, violenza privata e molestie (70)

Parte civile, risarcimento e provvisionale (70)

Diritti della persona offesa e opposizione all’archiviazione (70)

Guida pratica a cura dell’Avv. Danilo Scarlino. Aggiornata il 18 ottobre 2026.