Costi della causa

Non puoi pagare l’avvocato? Patrocinio a spese dello Stato, oppure paghi solo se vinci

Un’istanza respinta per un dettaglio formale, un reddito calcolato male, un convivente non dichiarato, una revoca arrivata a fine causa, una condanna alle spese nonostante l’ammissione, spese compensate “per giusti motivi”, una lite temeraria. E se superi i limiti di reddito, la causa si può fare lo stesso: nessun anticipo, compenso solo se vinci. Qui trovi le risposte alle domande che chi non può permettersi una causa fa davvero, con le regole fissate dalla Corte di Cassazione e, sotto ogni risposta, le sentenze commentate su questo sito.

Conta il nucleo, non solo tuIl reddito si somma a quello dei familiari conviventi, anche di fatto. Ed è quasi tutto: anche invalidità, arretrati, vendite
Non è un esoneroLo Stato anticipa il tuo avvocato. Se perdi, le spese della controparte restano a tuo carico
Paghi solo se vinciFuori dai requisiti: nessun anticipo, compenso solo con un risultato economico
Indice

Parti dalla tua situazione

Otto blocchi di domande. Ogni risposta cita le sentenze da cui deriva, tutte commentate su studiolegalescarlino.com.

1 · Requisiti

Chi ha diritto: reddito e familiari

Il patrocinio a spese dello Stato (il vecchio “gratuito patrocinio”) si decide quasi tutto sul reddito. Quattro concetti da avere chiari prima di firmare l’istanza.

LordoReddito rilevanteOgni entrata, anche esente o tassata a parte: invalidità, arretrati, ricavi di una vendita
NucleoFamiliari conviventiSi sommano i redditi di chi convive davvero, anche senza matrimonio
AnticipoNon esoneroSe perdi, le spese della controparte restano a tuo carico
×2Contributo unificatoSe l’impugnazione è respinta o inammissibile, salvo rinuncia accettata
Posso avere l’avvocato pagato dallo Stato? Quale reddito conta?

Sì, se il reddito resta sotto la soglia fissata dalla legge. Conta il reddito dell’ultima dichiarazione per la quale, quando depositi l’istanza, è già scaduto il termine di presentazione, salvo che tu ne abbia presentata una più recente. Non è l’imponibile netto fiscale: è il reddito complessivo lordo, comprese le entrate esenti, quelle tassate alla fonte o con imposta sostitutiva, le somme per invalidità, gli arretrati pensionistici e il ricavato della vendita di un immobile, anche ereditato. Conta ciò che hai effettivamente incassato, non i crediti che vanti. Anche i redditi illeciti contano, se provati con presunzioni concrete, ma non bastano procedimenti penali non ancora definiti. La sola comproprietà di un immobile non prova il superamento della soglia. La soglia vale per ciascun procedimento e non si alza se ne hai più d’uno.

Vivo con il compagno, i genitori o sono detenuto: i loro redditi si sommano ai miei?

Si sommano i redditi di chi convive con te al momento della domanda. “Familiare” non è solo il parente: è chiunque conviva e contribuisca al ménage, compreso il convivente di fatto. La convivenza è un fatto, non un dato anagrafico: il certificato di residenza non basta a provarla, ma se l’anagrafe dice che vivete insieme sei tu a dover dimostrare il contrario. Lo stato di detenzione, anche lungo, non interrompe di per sé la convivenza familiare: chi è in carcere deve indicare anche i redditi dei familiari.

Ho una vecchia condanna, o sono straniero senza documenti: posso comunque essere ammesso?

Per chi è stato condannato in via definitiva per alcuni reati gravi (associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, alcuni reati fiscali) la legge presume che il reddito superi la soglia. La presunzione è relativa: puoi dimostrare il contrario, ma l’onere è tuo e non basta l’autocertificazione; la Corte costituzionale nel 2026 ha lasciato la norma in piedi per le vecchie condanne per droga. Per lo straniero, l’incertezza sull’identità può giustificare il diniego solo se c’è un fondato motivo di dubitare delle generalità: al richiedente asilo non si può chiedere il documento del Paese d’origine. Chi non può produrre la certificazione consolare deve sostituirla con la dichiarazione sostitutiva prevista dalla legge. Il detenuto può presentare l’istanza anche senza documento di identità.

2 · Istanza

Come si chiede, e se te lo negano

L’istanza è inammissibile solo per le cause previste dalla legge. Molti dinieghi si possono ribaltare.

Come si presenta l’istanza? Basta l’autocertificazione? Da quando vale?

Basta l’autocertificazione con l’indicazione del reddito complessivo: non serve il dettaglio per ciascun familiare, e il giudice non può respingere per un dettaglio formale (un verbo al presente invece dell’anno d’imposta) o perché ritiene “inverosimile” un reddito pari a zero. La firma va autenticata dal difensore oppure con le modalità della legge sull’autocertificazione; l’istanza si può spedire, anche via PEC. L’impegno a comunicare le variazioni di reddito non richiede formule sacramentali. Il processo va indicato solo se è già pendente. La copertura decorre da quando manifesti la volontà di avvalerti del beneficio. L’ammissione vale per ogni grado e per le procedure derivate e accidentali, ma quella limitata all’esecuzione non copre l’opposizione agli atti esecutivi. Dopo la Corte costituzionale, copre anche la mediazione obbligatoria.

Mi hanno respinto l’istanza (o dichiarata inammissibile). Cosa posso fare?

Opposizione, anche contro il provvedimento di inammissibilità. Nel processo penale la propone l’interessato o, in via autonoma, il suo difensore, e si seguono le forme del processo penale: un ricorso depositato nella cancelleria civile è inammissibile. Se l’istanza si riferisce a un giudizio civile, decide il giudice civile. Nel processo tributario il diniego si contesta con l’opposizione dell’art. 170 del testo unico spese di giustizia. Contro la decisione sull’opposizione si va in Cassazione solo per violazione di legge, non per vizio di motivazione. Se l’ammissione arriva dopo un primo rigetto, puoi contestare la decorrenza solo dal secondo provvedimento.

3 · Revoca

Revoca e false dichiarazioni

Il beneficio si può perdere anche a causa finita, e un errore nell’autocertificazione è un reato. Qui si sbaglia più spesso.

Quando mi possono revocare il patrocinio? E come mi difendo?

Se non comunichi le variazioni di reddito, la revoca è un atto dovuto, e il termine per comunicarle decorre dalla domanda, non dalla scadenza fiscale. Nel civile il beneficio si revoca anche se hai agito o resistito con mala fede o colpa grave, o se la pretesa si rivela manifestamente infondata fin dall’inizio; la sola sconfitta non basta, serve una valutazione in concreto, e la condanna per abuso del processo non comporta la revoca automatica. L’ente che svolge attività economica può perderlo solo se persegue un fine di lucro diretto. Il giudice che liquida il compenso può verificare i requisiti e revocare, ma non dopo che il giudizio si è esaurito; la Cassazione non può revocare, lo fa il giudice di merito. La revoca, anche d’ufficio, si contesta con l’opposizione davanti al presidente dell’ufficio, non con il ricorso per Cassazione. Sul termine c’è un contrasto: trenta giorni per una pronuncia, termine lungo di sei mesi per un’altra.

Ho sbagliato a indicare il reddito nell’autocertificazione. Rischio un processo penale?

Sì. Le false indicazioni e le omissioni, anche parziali, nell’autocertificazione sono reato (art. 95 del testo unico spese di giustizia), anche se il reddito vero sarebbe comunque rimasto sotto soglia. Il reato si consuma con la firma. L’errore sulla nozione di reddito rilevante è un errore di diritto, inescusabile: “non sapevo che contasse anche quella somma” non ti salva. Serve però il dolo, provato in modo rigoroso; un forte scarto tra reddito dichiarato e reale può bastare a dimostrarlo. Non c’è reato se l’istanza era fin dall’origine inammissibile e quindi inidonea a produrre effetti.

Istanza respinta, revocata o contestata?

Diniego e revoca si giocano su reddito, convivenza e termini di opposizione che corrono in fretta. Inviami il provvedimento e l’autocertificazione: in 48 ore sai se c’è margine per l’opposizione e quali sono i rischi. Se i requisiti non ci sono, valutiamo la causa con il compenso solo a risultato. La valutazione è gratuita.

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4 · Esito

Ammesso al patrocinio: se vinci, se perdi

L’equivoco più diffuso: “con il gratuito patrocinio non pago nulla”. Non è così.

Sono ammesso e perdo la causa: devo pagare le spese dell’altra parte?

Sì. L’ammissione comporta solo che lo Stato anticipi le spese del tuo difensore; non ti esonera dalla regola per cui chi perde paga le spese di chi vince. Nel penale, l’imputato ammesso e condannato a rifondere le spese della parte civile le paga lui, non l’Erario. Se la tua impugnazione è respinta o dichiarata inammissibile, il giudice attesta i presupposti per il raddoppio del contributo unificato; quell’attestazione è solo ricognitiva, e se sei ammesso al patrocinio il pagamento è prenotato a debito.

Sono ammesso e vinco: chi paga il mio avvocato? Posso chiedere la distrazione delle spese?

Il soccombente è condannato a pagare le spese in favore dello Stato. Nel civile, il giudice non deve liquidare la stessa somma che lo Stato paga al tuo difensore, e non può dimezzare le spese a carico del soccombente solo perché sei ammesso. Se il tuo avvocato chiede la distrazione delle spese in suo favore, non rinunci per questo al patrocinio: i due istituti operano su piani diversi. Se il giudice sbaglia l’intestazione delle spese (a te invece che all’Erario), si corregge come errore materiale.

Avevo l’avvocato d’ufficio e ora mi chiede di pagarlo. Devo farlo? E se sono ammesso al patrocinio, chi lo paga?

Il difensore d’ufficio lavora e va pagato, e il primo a cui deve chiedere il compenso sei tu. Lo Stato gli liquida l’onorario solo se dimostra di aver tentato davvero, e senza pretesti, di farsi pagare da te e di non esserci riuscito (Cass. 21615/2026); in quel caso a carico dello Stato vanno anche le spese che ha sostenuto per il recupero (Cass. 3489/2024). Se l’imputato era di fatto irreperibile, il difensore si fa liquidare direttamente dallo Stato, senza dover prima cercarlo (Cass. 10679/2025).

Se invece sei ammesso al patrocinio a spese dello Stato, il compenso del tuo avvocato lo liquida il giudice e lo paga lo Stato, con le regole e le riduzioni fissate dalla legge (Cass. 16163/2026, 22679/2026). Se non hai i requisiti per il patrocinio, l’alternativa è un incarico in cui non anticipi nulla e paghi solo se vinci.

5 · Spese di lite

Spese di lite: chi paga e quanto

Chi perde paga. Ma “perdere” si valuta sull’esito finale, e il quanto ha regole precise.

Ho vinto solo in parte, o l’altra parte non si è nemmeno costituita: chi paga le spese?

La soccombenza si valuta sull’esito finale della lite, non grado per grado: è totalmente vittoriosa la parte contro cui la domanda è stata integralmente respinta. Chi non si costituisce (contumace) resta soccombente, perché ha dato causa al giudizio. Se la tua domanda è accolta in misura ridotta, anche molto, ma era un unico capo, non c’è reciproca soccombenza: non puoi essere condannato alle spese. La reciproca soccombenza c’è solo con più domande contrapposte o con l’accoglimento parziale di una domanda articolata in più capi.

Il giudice ha liquidato spese bassissime. Ci sono minimi? Su quale valore si calcolano?

Sì, i minimi del d.m. 55/2014 sono inderogabili, anche dopo le modifiche del 2022: senza un accordo diverso, il giudice non può scendere sotto, e una liquidazione globale molto inferiore ai minimi è motivazione apparente. Si applicano i parametri vigenti quando la decisione viene emessa o quando l’attività si conclude. Il valore è il “disputatum” (quanto chiesto) se la domanda è respinta, e la somma riconosciuta se è accolta. Il contributo unificato versato dalla parte vittoriosa si intende compreso nella condanna anche se la sentenza non lo nomina, e non si può compensare.

6 · Compensazione

Compensazione delle spese e lite temeraria

Hai vinto ma ognuno paga il suo avvocato. Oppure hai perso e ti chiedono anche i danni. Due eccezioni alla regola della soccombenza, entrambe con limiti stretti.

Ho vinto ma il giudice ha compensato le spese “per giusti motivi”. Si può contestare?

Spesso sì. Dopo la riforma del 2014 e la sentenza della Corte costituzionale n. 77 del 2018, le spese si compensano solo per reciproca soccombenza, assoluta novità della questione, mutamento della giurisprudenza o altre gravi ed eccezionali ragioni, che il giudice deve indicare in modo esplicito. Non bastano la contumacia dell’altra parte, la mancata costituzione dell’amministrazione o la sua non opposizione; né un contrasto giurisprudenziale già superato o una “novità” solo apparente, che danno luogo a motivazione apparente. Il rigetto della sola domanda accessoria per lite temeraria non giustifica la compensazione. La Cassazione però controlla solo che le ragioni non siano illogiche o erronee.

Rischio una condanna per lite temeraria (art. 96 c.p.c.)? E il raddoppio del contributo unificato?

La condanna per lite temeraria (primo comma) richiede la totale soccombenza, valutata sull’esito finale, e non è possibile se le spese sono state compensate. La condanna d’ufficio del terzo comma è una sanzione per abuso del processo: non serve la domanda né la prova del danno, ma servono mala fede o colpa grave, accertate in concreto; la sola infondatezza, anche manifesta, non basta, né basta la mera soccombenza o un parziale accoglimento. In Cassazione, proporre un ricorso senza la normale diligenza nel verificarne la fondatezza è indice di colpa grave. La condanna deve indicare il comma applicato. Il raddoppio del contributo unificato scatta per l’impugnazione integralmente respinta, inammissibile o improcedibile; se rinunci al ricorso e la controparte accetta, non è dovuto.

Spese compensate, liquidate sotto i minimi, o una condanna ex art. 96?

Sono capi della sentenza che si impugnano, e spesso con buone ragioni. Inviami la sentenza: in 48 ore sai se conviene contestare il capo sulle spese e quanto vale. La valutazione è gratuita.

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7 · Compenso

Il compenso del tuo avvocato

Quello che paghi tu al tuo difensore è un’altra cosa rispetto alle spese che il giudice mette a carico della controparte.

Quanto devo al mio avvocato? Vale l’accordo firmato o la tariffa? E se vinco, il premio?

Il patto sul compenso deve essere scritto, a pena di nullità; non si ricava dalla non contestazione. Se c’è, prevale sulla tariffa e il giudice non può modificarlo per adeguarlo al decoro professionale. La disciplina dell’equo compenso vale per i rapporti sorti dal 1° gennaio 2018, non per quelli già esauriti né per le convenzioni precedenti. Il “palmario”, cioè un premio aggiuntivo in caso di vittoria, è lecito se negoziato e aggiuntivo al compenso. Nel rapporto con l’avvocato sei di regola un consumatore: valgono il foro del consumatore e la tutela contro le clausole vessatorie.

8 · Adesso

Cosa fare adesso, in quest’ordine

1

Calcola il reddito giusto

Ultima dichiarazione scaduta, reddito lordo, tutte le entrate, tutti i conviventi di fatto. Un errore qui ti costa il beneficio e può costarti un processo penale.

2

Stima il rischio spese

Anche se ammesso, se perdi paghi le spese della controparte; se impugni e perdi, il contributo raddoppia. Prima di agire, una stima realistica dell’esito vale più di qualunque beneficio.

3

Controlla il capo sulle spese

Spese compensate senza ragioni vere, liquidate sotto i minimi, distrazione dimenticata: sono errori che si correggono o si impugnano. Leggi la sentenza fino all’ultima riga.

Valutazione gratuita del caso

Raccontami la situazione e allega gli atti. Entro 48 ore sai se hai i requisiti per il patrocinio a spese dello Stato, quanto rischi in spese e quale strada conviene. Se procediamo fuori dai requisiti, paghi solo se vinci: nessun anticipo, compenso solo con un risultato economico.

Archivio

Le sentenze commentate sul tema

Ogni commento riporta massima, fatto, motivazione e il link al provvedimento ufficiale. Selezione aggiornata al 17 ottobre 2026; altre decisioni sono nelle categorie Codice di procedura civile e Diritto penale.

Patrocinio a spese dello Stato: requisiti, reddito, istanza (80)

Patrocinio: rigetto, revoca, opposizione, false dichiarazioni (120)

Compensi del difensore: patrocinio, d’ufficio, liquidazione (80)

Compensazione delle spese (70)

Lite temeraria, abuso del processo, contributo unificato (70)

Spese di lite: soccombenza, liquidazione, distrazione (90)

Compenso dell’avvocato: patti ed equo compenso (36)

Guida pratica a cura dell’Avv. Danilo Scarlino. Aggiornata il 17 ottobre 2026.